"Insultata e molestata in un locale da uno sconosciuto"

Machismo, maschilismo, prevaricazioni, violenza di genere. Una quotidianità per la stragrande maggioranza delle donne. Una nostra lettrice ci ha raccontato un episodio avvenuto venerdì sera

Machismo, maschilismo, prevaricazioni, violenza di genere. Una quotidianità per la stragrande maggioranza delle donne. Anche in una città come Parma. Una lettrice, che ha scelto di rimanere anonima, ci ha raccontato la sua storia. E noi gliene siamo grate. E' una testimonianza preziosa: ecco le sue parole. E in vista dell'8 marzo avverte: "Questa non è la festa della mamma, del rosa o della tenerezza. È la festa delle donne indignate, perché ogni singola donna che voi conosciate vi può raccontare scene vissute quotidianamente come questa o molto peggiori". 

"Venerdì sera. Non esco mai ma stasera vado a sentire un'amica che suona. Finisce il concerto, resto a parlare con un'altra amica in un tavolino da due. Ci si avvicina un tipo, mi coglie all'improvviso. “Ciao, come ti chiami?”, mi spara. Rimango un attimo perplessa cercando di capire da dove è sbucato e perché si introduce nella nostra conversazione. Mi esce un “scusa, ci conosciamo?” e alla sua insistenza per captare la nostra attenzione, dopo essermi accertata che nemmeno la mia amica aveva particolarmente voglia di conoscerlo, gli rispondo “scusa ma noi stavamo parlando...”  

Mi sfugge la connessione e il filo logico tra una battuta e l'altra, ma fatto sta che alla mia dimostrazione di mancanza di interesse nei confronti di un estraneo che pensa di avere il diritto di presentarsi quando e come vuole lui, ricevo come risposta insulti e aggressività. Insulti che non voglio ripetere ma che avevano direttamente a che vedere con la mia “bellezza” (che a quanto pare il soggetto non apprezzava più, mentre pochi secondi prima aveva sentito il desiderio di conoscermi), il fatto che mi davo delle arie, fino ad arrivare perfino a fare riferimento senza scrupoli alla mia disponibilità sessuale.

Non so se vi è chiara la scena, ma sono qui per dire al mondo intero che ce n'è davvero abbastanza di queste situazioni. Non vi descrivo il nervosismo e lo schifo di subire sul proprio conto un abuso del genere. E la rabbia nel pensare che mi accade esclusivamente per la mia condizione di donna.

Per la cronaca, io quell'uomo non l'ho nemmeno guardato. Non mi interessava sapere se era bello o brutto (sicuramente non lo avreste giudicato esteticamente male), non cambia niente se fosse stato ubriaco o meno. E si, sono giovane, sono eterosessuale e non sono fidanzata. Ma non starei con uno che si approccia così neanche se fosse l'ultimo uomo rimasto. (Sia chiaro, non ho niente in contrario contro chi cerca di fare nuove conoscenze in un bar, anzi, ma se si rischia si deve mettere anche in conto che può non essere apprezzato. Punto.)

Voglio che questo uomo delle caverne – e tutti gli altri in giro - si metta a pensare, attivi un neurone e consideri che il fatto di avere genitali di sesso maschile non gli da diritto a ricevere attenzione da parte delle donne. Ne ho abbastanza di dovermi giustificare. Sarò fidanzata, sarò stanca, sarò lesbica, sarò depressa, sarò qualunque cosa mi giri per la testa, o vorrò semplicemente continuare a parlare con la mia amica. Non tollero di essere giudicata per essere libera di dire ad un tizio invadente di lasciarmi in pace. Non tollero di non potergli rispondere quello che penso per paura che la situazione degeneri ancora di più. Non tollero che mi innervosisca fino al punto di dovermene andare. Non tollero di avere paura in quei trenta secondi che separavano la mia macchina dal locale. Quell'indesiderabile dopo qualche minuto è tornato, mi ha insultato ancora e una cameriera che da qui ringrazio lo ha dovuto allontanare.

Maschi senza rispetto, donne che tollerate il maschilismo, fatela finita con questa ipocrisia. Smettetela di regalare fiori, sono solo un'offesa. Una messinscena tutta italiana. Questa non è la festa della mamma, del rosa o della tenerezza. È la festa delle donne indignate, perché ogni singola donna che voi conosciate vi può raccontare scene vissute quotidianamente come questa o molto peggiori. Chiedete alle vostre madri, mogli, nonne, figlie, sorelle, amiche, colleghe. Tutte. Tutte quante. Dimenticate i fiori, fateci un regalo: regalate rispetto, regalate uguaglianza. Vera. Ce n'è serio bisogno in questo paese. Tutti i giorni".

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