Efsa, attivisti contro le aggressioni: "Violenza spropositata"

Gli attivisti no ogm prendono posizione all'indomani delle aggressioni dopo l'occupazione della sede dell'Efsa. "Violenza spropositata e ingiustificata delle forze dell'ordine. Riflettere sul reato di tortura e sul numero identificativo per gli agenti"

A quattro giorni dagli scontri con le aggressioni subite dagli attivisti No Ogm dopo l'occupazione della sede dell'Efsa alcuni dei rappresentanti dei centri sociali dell'Emilia Romagna, del Nord Est e delle Marche hanno chiesto un incontro con la stampa per fare chiarezza su quanto accaduto e sulle responsabilità di forze dell'ordine e istituzioni su quanto accaduto. Le ragioni dell'occupazione pacifica della sede dell'Efsa del 20 marzo scorso riguardano l'introduzione degli Ogm in Italia e in Europa, che secondo quanto sottolineato dagli attivisti comporterebbero un utilizzo smodato di diserbanti e sostanze chimiche dannosi per la salute dell'uomo e dell'ambiente, a vantaggio delle multinazionali. Per esprimere dissenso è nato un corteo interno alla struttura con volantinaggio, nell'intento di compiere un gesto di protesta contro l'autorità per la sicurezza alimentare che, denunciano gli attivisti, "non ha un laboratorio e ricercatori indipendenti fondamentali per avere dati certi, ma si rifà a protocolli".

Un'iniziativa simbolica, sottolineano oggi gli attivisti, a cui è seguita la decisione dei vertici dell'Efsa di far evacuare la struttura per timore di scontri interni. "Una volta fuori, avevamo striscioni e abbiamo compiuto qualche gesto di protesta ma senza provocare danni, limitandoci a qualche adesivo o scritte con kiwi biologici. Cercavamo di parlare con il personale dell'Efsa per spiegare le nostre ragioni ma le forze dell'ordine hanno cercato di sbarrare le cancellate d'accesso". In quel momento alcuni degli attivisti, avvertita la situazione di pericolo avrebbero cercato di correre verso le cancellate per garantirsi una via di fuga ma sarebbero stati sferzati colpi dalle forze dell'ordine, con manganellate e percosse. "Per noi l'episodio era chiuso, una volta riusciti a uscire abbiamo cercato di andare via verso le nostre auto parcheggiate alla Conad, ma siamo stati accerchiati da alcuni agenti che ci hanno rincorso tra cariche e manganellate". Da quel momento la decisione degli attivisti di dirigersi verso il Municipio cercando risposte dal sindaco riguardo una violenza repressiva, da loro definita spropositata e ingiustificata.

VIDEO; LA TESTIMONIANZA DI LETIZIA

Nel clima di tensione generale alcuni feriti tra cui Letizia, una giovane attivista aggredita in via dei Marchesi: "I colpi e le manganellate che ho subito sono la dimostrazione di un uso esagerato della violenza finalizzata a fare del male, perchè non era certo un modo di difendersi, ma un attacco a freddo. Fa riflettere il fatto che a essere colpite siano state quasi tutte ragazze, un chiaro segno di violenza di genere e verso una fascia più debole. Quando siamo arrivati sul ponte abbiamo chiamato l'ambulanza e le forze dell'ordine non volevano neanche farla giungere sul posto, un fatto a mio parere gravissimo. Gli operatori sono dovuti arrivare da noi a piedi, quando sono arrivata a Bologna sono andata al Pronto Soccorso. Il referto medico parla di 7 giorni di prognosi, per trauma facciale, contusioni, lesioni alla caviglia sinistra, ferite e percosse".Il blocco sul Ponte di Mezzo uno dei momenti più critici, a detta dei manifestanti, che raccontano di essere poi riusciti a parlare con il Questore e di aver chiarito le proprie intenzioni senza dover essere più identificati.

Secondo quanto raccontato anche da un'altra attivista che ha riportato una serie di contusioni con una prognosi di 10 giorni, ci sarebbe stata una violenza spropositata e inspiegabile da parte delle forze dell'ordine. "Sarebbe utile riflettere sull'importanza di portare all'attenzione il reato di tortura e il numero identificativo degli agenti, perchè noi attivisti siamo stati immortalati ed eravamo potenzialmente schedabili, mentre noi non possiamo sapere i nomi degli agenti che ci hanno aggredito".

Dopo gli episodi di violenza e le polemiche arriva anche un'interrogazione indirizzata al Ministero degli Interni da parte di Giulio Marcon, Sandra Zampa e Giovanni Paglia per ricostruire la vicenda e ipotizzare se si possa parlare di una prassi conforme al diritto costituzionale. "Mi pare evidente che non ci sia stata una gestione adeguata dell'ordine pubblico - sottolinea Paglia -. C'è stata una netta sproporzione tra l'azione dei manifestanti e la reazione delle forze dell'ordine, oltre a una informazione distorta dei fatti da parte degli organi di stampa. Si è parlato di un'azione di sfondamento dei manifestanti che avrebbe potuto giustificare le cariche della polizia, ma ciò non è avvenuto. Mi ha stupito la reazione del sindaco, decisamente fuori fase rispetto al contesto. Quanto meno si sarebbero dovuti sollevare dubbi sull'accaduto. Anche alla luce di tutto questo è importante parlare in modo serio del riconoscimento del reato di tortura e dell'importanza del numero identificativo per le forze dell'ordine". 

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