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Emergenza casa, via Garimberti: soluzione provvisoria per Giusy

Martedì la ragazza, il marito ed il figlio invalido al 100% non resisteranno al quarto sfratto per rispetto della proprietaria: ma il Comune garantisce solo l'assistenza per madre e figlio minore, dovuta per legge

sfrattoviagarimberti_10Martedì Giusy, il marito ed il figlio Nicola affetto da un grave paresi in seguito ad una nascita prematura ed invalido al 100%, lasceranno l'appartamento di via Galimberti, 16 dove hanno vissuto per circa due anni. Dopo la perdita del lavoro di entrambi non sono più riusciti a pagare l'affitto di 500 euro. Ora vivono con i 480 euro della pensione di invalidità del figlio. Gli assistenti sociali, dopo il rinvio dello sfratto al terzo ingresso dell'ufficiale giudiziario del 17 maggio, grazie all'intervento degli attivisti della Rete Diritti in Casa, hanno promesso alla ragazza di ventisette anni, originaria di un paesino in provincia di Potenza, una sistemazione temporanea in una comunità di accoglienza insieme al figlio. Il marito trentenne invece è destinato a finire in strada.

La decisione di lasciare è maturata nella famiglia per rispetto nei confronti della proprietaria, dimostratasi sempre disponibile e comprensiva nelle varie fasi della procedura di sfratto. Ma i servizi sociali del polo di via Verona riescono a garantirgli solo quello che dovrebbero fare per legge, ossia la tutela per il figlio minore e la madre. Nella graduatoria definitiva Giusy e famiglia hanno 18 punti, situazione che gli garantirebbe l'assegnazione della casa popolare, almeno fino al 17 maggio quando i servizi sociali comunicano all'ufficiale giudiziario che Giusy non ha più 18 punti e non risulta presa in carico dai servizi. Qualche giorno più tardi Giuseppina riceva una lettera dalla Commissione Assegnazione Alloggi Erp dove le viene comunicato che ha solo 12 punti poichè non essendo in carico ai servizi ha perso i 6 punti dello sfratto. La lettera è protocollata a mano e riporta la data del 9 maggio, con una visibile cancellatura: la comunicazione è giunta dopo il rinvio dello sfratto del 17 maggio. Il polo di via Verona è stato sprovvisto di assistente sociale per tanto tempo, per Giusy era quindi impossibile essere presa in carico.



"Hanno detto che non sono in carico dai servizi -sottolinea Giuseppina- ma, dopo essere tornata a Parma ho cercato di contattarli da gennaio, ho ottenuto un appuntamento a marzo, dopo non essere potuta andare ad un precedente appuntamento perchè il bambino la notte è stato molto male. Il bambino ha bisogno di un'attenzione continua e della figura paterna a cui è molto legato. Spero che la struttura sia a Parma perchè devo spesso recarmi in ospedale a Parma per il bambino e nè io nè mio marito abbiamo l'auto. Perchè in attesa dell'assegnazione non ci hanno offerto una casa di emergenza, a cui potevamo contribuire anche se viviamo solo con i 480 euro della pensione del bambino, invece che una struttura d'accoglienza per me ed il bambino che penso che abbia comunque dei costi?. Fino all'altro giorno mi hanno detto di cercare di risolvere la mia situazione con le mie risorse famigliari, l'ultima volta hanno proposto di sentire i dottori a Potenza per seguire il bambino. Ma dalla casa dei miei genitori l'ospedale più vicino è a 180 km e la pediatria ha 4 posti letto".

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