"Femminicidi in provincia, 7 dal settembre 2016: un bollettino di orrore e disperazione"

Il Coordinamento Donne CGIL Parma: "Non lasciamo correre. Ripartiamo dalle piccole solidarietà quotidiane"

"Dal settembre 2016 -si legge in una nota del Coordinamento Donne Cgil- sono sette i femminicidi compiuti nella nostra provincia. Per ognuno di essi abbiamo espresso cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime e ci siamo interrogati su cosa potere fare per fermare la mattanza. Noi donne abbiamo ragionato di cultura, di percorsi di educazione che coinvolgano i giovani e non solo, dei gruppi di aiuto per gli uomini, di potenziamento dei centri antiviolenza, abbiamo organzzato manifestazioni e momenti di approfondimento. Tutte cose giuste e nelle quali vogliamo ancora credere.

Siamo immersi in un clima di violenza quotidiano che si esprime ovunque con aggressività verbale e non solo, e che impera sui social, in particolare rivolta alle donne. Sono innumerevoli gli epiteti, le volgarità in cui si profondono troppi uomini coperti da profili fakes che degradano e spersonalizzano la donna. Poche le denunce, anche contro ignoti. Bisognerebbe organizzarci e cominciare a rivendicare la nostra dignità usando gli strumenti a disposizione come la segnalazione, la denuncia o qualsiasi cosa che non sia il lasciar correre.

Per questa china finiremo per minare indelebilmente quel sentimento di fiducia, dell'affidarsi, che è alla base delle relazioni fra le persone. Di essere sempre più spesso assalite da una sensazione di disagio, benchè quasi sempre immotivata, all'idea di non sapere cosa si cela dietro ad un volto, sensazione che cresce e si accentua ogni volta che la realtà ci restituisce l'orrore di un corpo di donna martoriato.

"Disperazione" è la parola che leggiamo più spesso nei titoli e nei resoconti di cronaca nera: la disperazione dei famigliari, degli amici, della comunità. Una parola a cui non possiamo e non vogliamo arrenderci, limitandoci ad immaginare a quali e quante altre disperazioni dovremo assistere, impotenti, nel prossimo futuro. Vogliamo e dobbiamo credere che vi siano azioni concrete da opporre a tutto questo, a cominciare dalle piccole solidarietà tra di noi, dall'attenzione agli sguardi, agli atteggiamenti, alle paure inespresse, ai gesti sottovalutati. E dal rifiuto dell'idea che essere donna debba tradursi in una eterna diffidenza che soffoca e ammutolisce. E che ancora una volta uccide"

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