Fontevivo. La storia della tunisina Samira: oggi 'nuova' italiana

E' in Italia dal 1995 e lavora come sarta a domicilio per un'azienda di Sala Baganza. Una storia di integrazione. Il Comune gli ha consegnato la cittadinanza. “Soffrivo per la nostalgia di casa, ora ho una nuova casa"

Si chiama Samira Sassi ed è una cittadina italiana nuova di zecca. Lo ha sancito un atto del Comune che ha concluso un iter durato due anni e mezzo. A firmarlo è stata l’assessore Raffaella Pini, che ha firmato i documenti e donato a Samira una copia della Costituzione italiana, prima di stringerle la mano e farle i complimenti.

Trentasette anni, sposata e madre di tre ragazzi, Samira viene dalla Tunisia ed è in Italia dal 1995. Aveva raggiunto qui il marito Amor Achour che lavorava all’Isola d’Elba. Nel 2006, insieme a lui e ai figli che nel frattempo erano nati, si è trasferita a Fontevivo e ha cominciato a lavorare come sarta a domicilio per conto di un’azienda di Soragna.

Felicissima di aver finalmente coronato un sogno, Samira racconta in un italiano pressoché perfetto che i primi anni in Italia sono stati difficili. “Soffrivo per la nostalgia di casa – dice – e per la lontananza dalla mia famiglia. Quando i bambini hanno cominciato ad andare a scuola, invece, mi sono integrata con la comunità, attraverso il rapporto con gli altri genitori. Andare via dall’Elba è stato doloroso: mi ero innamorata del paesaggio e della gente. Qui a Fontevivo ho trovato un'altra casa. Grazie al mio carattere aperto e all’ambiente lavorativo mi sono integrata in breve tempo”.

Sorride Raffaella Pini nell’ascoltarne le parole. “Mi colpisce l’entusiasmo di queste persone, che arrivano spaesate e piene di nostalgia e, grazie all’accoglienza della comunità, diventano parte integrante e attiva del tessuto sociale. L’integrazione è importante e l’apertura verso la persona che viene dall’esterno è essenziale, perché ad una mano tesa da parte della comunità corrisponde una piena adesione da parte dell’immigrato”.

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Con la Pini ha commentato favorevolmente la conclusione del percorso di Samira anche Paola Zilli, assessore ai Servizi sociali. “La macchina burocratica ha funzionato bene e i tempi sono stati brevi. Auspico che sia sempre così. Concedere la cittadinanza è per una nazione un segno di civiltà e di rispetto per le persone”.

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