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Furti nei supermercati: quanto e cosa rubano i parmigani

In aumento i furti su commissione di vino e superalcolici per un danno economico che, nonostante avanzatissimi sistemi di sicurezza, si aggira ogni anno su svariate centinaia di migliaia di euro. Anche per colpa di clienti insospettabili e commessi.

 Salumi, parmigiano, grana, pane. Ma anche lamette da barba e scatolame, profumi e cioccolato. Non solo: vino, birra e superalcolici di valore. Nei supermercati di Parma si ruba per fame, ma anche per sete. Sempre più spesso, anche per alimentare il mercato nero in un business che si sfoga  attraverso il furto di generi alimentari come formaggio, salumi e olio oppure di vino e alcool, poi rivenduti sottobanco. Un vero e proprio giro d'affari  che fa la sua parte in mezzo alle decine di taccheggi messi a segno ogni giorno in giro per la città , soprattutto nelle catene della grande distribuzione. In aumento le denunce,  anche perché i sistemi di sorveglianza  presenti nei supermercati sono stati potenziati con apparecchi di ultima generazione. Solo nell'ultimo anno, la spesa complessiva in Italia ammonta a centinaia di migliaia di euro per contrastare un fenomeno in crescita. Ogni anno in tutta Italia sparisce dai negozi della grande distribuzione merce per circa tre miliardi di euro. Considerando che questa cifra rappresenta tra l'1 e il 2% del fatturato, e che gli utili di un supermercato si aggirano attorno all'1%, si capisce come il problema sia piuttosto sentito.

Nella sola Parma, il danno ammonterebbe a svariate centinaia di migliaia di euro. Spiega un esperto di vigilanza: «Chi ruba alcolici o superalcolici  non lo fa certamente perché e' povero o ha bisogno di mangiare. I motivi sono altri e anche abbastanza chiari. Furti su commissione messi a segno da ladri seriali ma certe volte anche improvvisati. Quando qualcuno viene fermato, si prendono le generalità e si chiamano le forze dell'ordine». Automatica la denuncia per furto o tentato furto. «Rivolgersi alle forze dell'ordine non ha molto senso - dichiara un dirigente di un supermercato- ci sono lungaggini burocratiche, processi e alla fine il taccheggio viene quasi sempre convertito in una multa. Quindi preferiamo fermare la persona e farla pagare». C'è però anche l'altra faccia della medaglia. La crisi ha ucciso il saldo in attivo su parecchi conti in banca dei parmigiani e così oggi effettivamente l'esercito di chi ruba per necessità è in aumento. E se i ladri seriali non si limitano ad asportare pane e prosciutto, l'esercito degli "altri" si accontenta di una "spesa" di pochi euro imboscando beni di primissima necessità. Dice una commessa di uno degli esercizi commerciali più gettonati della città: «Spesso in cassa arrivano persone che non hanno letteralmente i soldi per pagare il pane. Cercano di nascondere la roba, poca per la verità, in modo abbastanza goffo, a quel punto  dico di mettere la merce sul rullo che a colmare la differenza ci penso io. Spesso lo fanno gli stessi clienti in fila. A volte addirittura le forze dell'ordine intervenute sul posto dopo un fermo. Si tratta spesso di pensionati.  Ma non solo».  Infatti cresce il numero di persone di mezza eta' , neo disoccupati, magari sposati. Con mutuo e figli piccoli  a carico. Che per mangiare si trasformano in Arsenio Lupin improvvisati. In genere colpiscono rubando merce il cui valore non supera i 15-20 euro. Giusto per sfamarsi un paio di giorni. Stando alle ultime stime, sono soprattutto gli stranieri a tentare il colpo. Rumeni, moldavi e africani. Poi i parmigiani. E non mancano i taccheggi confezionati pure dagli stessi commessi. Di recente alcuni dipendenti di importanti catene cittadine sono stati beccati e licenziati per avere prelevato merce dal negozio senza pagare. Davanti a tutto questo non mancano ovviamente gli insospettabili: gente per bene, stimati professionisti e mamme di famiglia che tentano il taccheggio  per il gusto  di farlo. E ovviamente una buona percentuale di minorenni.

Accompagnati poi da un discreto esercito di coloro che vengono soprannominati "i furbetti  dei market". Pur di superare il checkpoint e il rullo presidiato dalla commessa, ultimo baluardo prima del brindisi per avercela fatta, si inventano di tutto: borse schermate, merce nelle mutande, passaggio da casse non presidiate, alimenti nei passeggini.  C'è chi addirittura ha provato a far passare dal  "Fai da te" una spesa di centinaia di euro pagando semplicemente un pacco di caramelle o chi, convinto di farla franca, sceglie ogni giorno di mangiare tra gli scaffali biscotti, salumi o formaggi. Nel 95% dei casi il taccheggio è frutto di dolo. Ma esiste anche una piccolissima percentuale di chi davvero dimentica di pagare una piccolissima parte di spesa. Un signore sulla quarantina, appena fuori da un market, racconta quasi imbarazzato: «Qualche settimana fa alcune confezioni di pesce sono rimaste nel carrello sotto le bottiglie dell'acqua. Una volta davanti alla mia macchina, nel parcheggio, mi sono reso conto dell'inconveniente, vergognandomi da morire. Troppo imbarazzante sarebbe stato tornare indietro».

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