Spip, il Pcl chiede le dimissioni di Capelli: "E' inadatto al ruolo"

Richiesta di dimissioni del padre ideatore della proposta di concordato con le banche. "Trovare decine e decine di milioni di euro per quella Partecipata e non trovare qualche centinaio di migliaia di euro per i nostri lavoratori ci pare immorale"

Caso Spip. Arriva la prima richiesta di dimissioni dell'assessore al Bilancio Gino Capelli, padre ideatore della proposta di concordato con le banche che sarà quasi sicuramente bocciato dal Tribunale. Capelli, già aspramente criticato dall'avvocato ed attivista Arrigo Allegri che, come presidente dell'associazione Monumenta e come componente della Commissione di Audit, ha seguito la vicenda della partecipata del Comune, sommersa dai debiti e dalle indagini della magistratura. La richiesta viene dall'estero del Consiglio comunale. E' il Partito Comunista dei Lavoratori a farla.

"Se ne vada l’Assessore Capelli -si legge in una nota del Pcl di Parma- promotore di una visione di società non condivisa. Se davvero, come sembra, il Piano Concordatario di Spip è stato rigettato e la Procura di Parma indirizza la Partecipata al fallimento, il Partito Comunista dei Lavoratori chiede formalmente le dimissioni dell’Assessore al Bilancio Gino Capelli.

Sulla base della sua stucchevole visione rispetto alla ristrutturazione del Debito Comunale si sono approvate misure alienanti ed assolutamente inaccettabili, prevedenti tra le altre cose la dismissione di spazi pubblici (per esempio la Stu Pasubio), la consegna a garanzia delle azioni di Iren alle Banche, il taglio di servizi sociali come Quoziente Parma e la riformulazione del Regolamento di accesso alle graduatorie. Sull’onda del “non ci sono soldi” si anche giustificate le vere e proprie aggressioni ai diritti dei Lavoratori del Comune di Parma, che hanno portato anche ad una fulgida dimostrazione di come Pizzarotti sia assolutamente allineato al proprio capo politico nella visione del ruolo e della funzione dei Sindacati.

A fronte di tutto questo, però, si sono riusciti a trovare (oltre ai soldini per i vari Consulenti di Pizzarotti, cosi essenziali alla propria immagine) sessanta o settanta milioni di euro per approntare un esecrabile piano concordatario per il salvataggio di Spip. La quasi totalità di quella cifra andava alle Banche e non ai cosiddetti Fornitori, come sostenuto da Pizzarotti. Un intento perseguito nonostante molti soggetti politici ed espressioni della città civile facessero notare l’incongruità di un tale modo di fare, su tutte le disamine di Arrigo Allegri e di Audit.

Di fronte a tali lamentele, sempre puntuali e circostanziate, le scuse giunte da questa amministrazione ed in particolare da Federico Pizzarotti sono state che il passo fosse necessario per evitare un pericolo di downgrade bancario. Un rischio che, ora che la Procura pare intenzionata a indirizzare al Fallimento la Spip, voi negate e considerate improbabile. Mentite ora o mentivate allora?

Assessore Capelli, lei è inadatto al ruolo: le sue capacità professionali di Curatore Fallimentare mal si conciliano con un incedere politico che prevede in primis la coralità fattiva delle iniziative intraprese (il suo dialogo con la Città è un concetto astratto vero solo nei suoi sogni), ed in secondo luogo una scala di priorità totalmente differente da quella che lei ha prefigurato. Nel caso Spip fallisca senza determinare downgrade bancario lei deve rassegnare le dimissioni: trovare decine e decine di milioni di euro per quella Partecipata e non trovare qualche centinaio di migliaia di euro per i nostri bambini o i nostri lavoratori ci pare immorale.

Il suo agire non riflette la volontà, la tradizione e la valorialità dei parmigiani: faccia posto a qualcuno che invece che penalizzare i Dipendenti Comunali appronti la tanto ventilata Tax Force. Trecentomila euro di recupero fiscale sono un insulto alla categorie più deboli della nostra collettività. Lei non ha capito minimamente né Parma, né ciò che serve ai parmigiani: è ora che tolga il disturbo.

Unitamente alle sue dimissioni crediamo sia opportuno un serio esame di coscienza in quegli attivisti a Cinque Stelle ancora in grado di farne uno: non è alla Procura che una città deve esigere azioni come il Fallimento della Spip. Non è alla Procura che una città deve chiedere il perseguimento di quelle persone ritenute colpevoli. Voi avevate la responsabilità morale di tutelarci, di rappresentarci. Voi avevate il dovere di aprire i cassetti, come la gente vi chiedeva e come avevate promesso.  

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Come avete potuto consentire che si privilegiasse il pagamento bancario alla tutela dei lavoratori del Comune, o all’assegnazione di tutele sociali alle giovani coppie, ai figli di detenuti e via dicendo? Come vi è venuto in mente di consentire si mentisse alla cittadinanza millantando un downgrade a questo punto inesistente? Su che base avete ritenuto fosse etico trovare denaro per le Banche e non per un contesto cittadino che sta letteralmente morendo di fame e di incuria? Ma non vi è rimasta quel po’ di onestà intellettuale necessaria per l'arrossire? Il teatrino cialtronesco che avete consentito venisse messo in scena, fatto di declassamenti bancari fobici e funzionali alla tutela di interessi connotati, è stato indegno della città che voi amministrate: vergognatevi".

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