Pellegrino, maltrattamenti nella comunità Cavanà: 5 rinvii a giudizio

L'inchiesta partì nel giugno 2008 dopo un esposto presentato da un ex educatore del centro che denunciò il ricorso alla pratica della 'fialatura': l'uso di psicofarmaci per punire i pazienti

Iniezione con violenza

Sono stati rinviati a giudizio cinque dei sette operatori sanitari e dirigenti della struttura Cavanà di Pellegrino Parmense che, nel 2009, fu chiusa in seguito a un'inchiesta per maltrattamenti ai danni dei ragazzi ospitati. E' stato il Gup Alessandro Conti a disporre il giudizio per Luca Ventricelli, il genovese che coordinava la struttura, per lo psicologo di Sestri Matteo Ferradini, per gli educatori Andrea Giuseppe Bisagni e Salvatore Lo Feudo, residenti nel parmense, e per l'infermiera Monika Bogumila Brzeczkowska, originaria della Polonia. Assolti con la vecchia formula dell'insufficienza di prove altri due educatori, giudicati con rito abbreviato.

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Il processo comincerà a Fidenza il prossimo 21 settembre e le famiglie di due ex ospiti, Danilo Mongai (deceduto per le complicazioni sopravvenute a una polmonite) e Ivan Finetti, siederanno nei posti riservati alle parti civili. Ron Shmueli, psichiatra e fondatore della struttura, arrestato quando il caso del Cavanà esplose, non potrà essere in aula. Lo psichiatra è deceduto pochi mesi dopo l'arresto. L'inchiesta, condotta dai Nas di Parma, partì nel giugno 2008 dopo un esposto presentato da un ex educatore del centro terapeutico. L'uomo aveva denunciato che nella comunità si faceva ricorso alla pratica della 'fialatura' che consisteva nell'uso di farmaci per punire i pazienti che non seguivano le direttive degli educatori. Un potente mix di psicofarmaci che procurava sonnolenza e debolezza, e che venivano iniettati anche con l'uso della violenza ai giovani ricoverati.

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