Il Vescovo in visita al Piccole Figlie Hospital: assoluzione generale a malati e personale

Enrico Solmi ha portato un ramo d’ulivo per dare l’avvio alla Settimana Santa

Una gradita visita stamane al Piccole Figlie Hospital. Il Vescovo di Parma, mons. Enrico Solmi, ha portato un ramo d’ulivo per dare l’avvio alla Settimana Santa, scegliendo l’ospedale Piccole Figlie come simbolo dei luoghi di cura, in questo periodo in cui le nostre vite sono sconvolte dal morbo del coronavirus.

Il Vescovo, attraverso l’impianto audio interno, ha impartito l’assoluzione generale ai malati e al personale dell’ospedale, leggendo un brano del vangelo (Lc 8, 43-48) e poi recitando l’Ave Maria. Piccole Figlie Hospital ha due reparti di degenze in funzione, uno destinato a pazienti Covid-19 e un altro per pazienti ordinari, per un totale di circa 70 malati, tutti inviati dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Il reparto Covid è completamente isolato dal resto della struttura, con percorso di accesso dedicato. Ad oggi sono ospitati 31 malati Covid, ma i posti disponibili saliranno a 39 complessivi entro fine settimana. Nella gestione del reparto si alternano dieci medici di varie specialità e giovani medici in corso di specializzazione, sotto la direzione del dr. Giorgio Bordin direttore Sanitario di Piccole Figlie Hospital. Il personale, dotato di DPI adeguati, è scrupolosamente attento alle misure di protezione evitando la possibilità di contagi.

“L’assoluzione generale – ha detto il Vescovo Solmi – è la possibiltà, per chi lo ritiene, di chiedere il perdono dei propri peccati e avere il sacramento della riconcilazione attraverso questa formula particolarissima che significa che non c’è bisogno di andare dal confessore e dire i propri peccati ma in emergenza possono essere perdonati in questo modo. È un segno di misericordia e vicinanza molto atteso dalle persone in situazione difficile che combattono una battaglia dura. Ci ricorda da un lato che tutti abbiamo bisogno di misericorda e perdono e dall’altro ci ricorda che il Signore è andato in croce per salvarci. È anche un segno di vicinanza a tutto il personale sanitario che esso stesso può fare questo atto, e un segno di solidarietà per chi è qui, ma anche per chi è in casa e patisce dei disagi, affinché tutti assieme possiamo saltarne fuori”.

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