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Palestre e piscine verso nuove chiusure: "Decisione immotivata e grottesca"

La rabbia di gestori e professionisti del settore. L'associazione delle palestre e dei lavoratori sportivi: "Protocolli rispettati, non ci sono motivi per rimanere con le serrande abbassate"

Lo stop arriva a tarda sera. Martedì 23 febbraio il Comitato tecnico-scientifico gela le speranze dei tanti gestori e professionisti del mondo dello sport di Parma e provincia che speravano, con Draghi a capo del governo, di poter cambiare marcia e viaggiare verso una riapertura graduale dei loro centri fitness e delle loro piscine dopo mesi di macerie economiche. Non sarà così. Troppi contagi, le varianti corrono e Mario Draghi sceglie di continuare sulla linea della massima cautela. E, in accordo con il Cts, che al vertice con il governo ha portato dati e tabelle per nulla incoraggianti, gela le riaperture di alcune attività.

Il consiglio che il Cts affida all'esecutivo è quello di una «estrema prudenza». Quindi no alle riaperture di palestre e piscine. Neanche con le lezioni individuali. Tutto fermo almeno fino a inizio aprile, stando a quanto risulta. Una decisione che anche a Parma  manda su tutte le furie i gestori e i professionisti dello sport che con il fitness ci vivono. Una mazzata che adesso rischia di sfociare in una pericolosa condizione economica, perché adesso la situazione si fa veramente pesante dal punto di vista dei conti.

Sulla probabilissima decisione di confermare le decisioni restrittive, che dovrebbe trovare conferma nel prossimo Dpcm, si è espresso anche il presidente dell'Anpals, l'associazione nazionale palestre e lavoratori sportivi, Giampiero Guglielmi. "Lo stop a palestre e piscine, e a tutte le strutture sportive controllate, è grottesco. Non esiste un solo motivo logico per chiuderle, noi rispettiamo tutti i protocolli; nello stesso tempo si consente di praticare all'aperto, in parcheggi e garage,  senza alcun tipo di controllo sanitario. La situazione è molto pesante, il nostro è un settore come tanti altri danneggiato ma non abbiamo mai ravvisato la necessità di chiudere le strutture sportive così: a prescindere. Non si possono fermare  100.000 strutture che servono 20 milioni di persone senza motivazioni". 
 

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