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Teatro, dal 3 al 5 luglio Lenz Rifrazioni presenta Pentesilea e ‘Adelchi_Ermengarda Oratori'

'Pentesilea' + 'Adelchi_Ermengarda Oratorio', creazioni di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, in scena a Lenz Teatro di Parma dal 3 al 5 luglio alle 21.00 chiudono la prima parte del ciclo progettuale di Habitat Pubblico 014

‘Pentesilea’ + ‘Adelchi_Ermengarda Oratorio’, creazioni di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, in scena a Lenz Teatro di Parma dal 3 al 5 luglio alle 21.00 chiudono la prima parte del ciclo progettuale di Habitat Pubblico 014 di Lenz Rifrazioni, inaugurato in primavera con ‘Exilium_La grande cicatrice’, seguito dalla ripresa de ‘I promessi sposi’ – applauditissimo da pubblico e critica nazionali - e dall’intensa e contestuale attività laboratoriale condotta dalla formazione artistica. Pentesilea ed Ermengarda incarnano due funzioni opposte della tragedia romantica entro la cornice comune del viaggio introspettivo nell’intimità più dolorosa del sé, culminante nel doppio suicidio. L’amazzone, dominata dalla hybris classico-romantica, è consapevole artefice della propria autodistruzione, perseguita con determinazione delirante - la svista kleistiana, lo svenimento che precipita nell’oblio l’assassinio e l’atto di cannibalismo nei confronti dell’amato Achille -, in nome di un amore totalizzante, mentre l’Ermengarda manzoniana ne rappresenta il contrappunto esistenziale e teatrale nella remissione che le deriva dal rifiuto cui la condanna Carlo Magno, rendendola vittima innocente di una sofferenza impotente e spersonalizzante. L’epilogo è in entrambe le tragedie il medesimo: il suicidio come gesto di estrema sottrazione dal sé e dal dolore dell’esistenza.

“Dopo la voluttà amorosa e famelica della Pentesilea di Kleist e la stupefacente potenza dell’annientamento di sé e del Sé con la sola forza del linguaggio, ecco un’altra figura di donna che ama fino alla morte e nel delirio d’amore comunica direttamente al Cielo lo stupore mortale di fronte al proprio abbandono. Ermengarda dell’Adelchi manzoniano non si arrende alla realtà della Storia, quella che i potenti maschi decidono, ma si concede totalmente al proprio sentimento, all’intima storia di amante che tutta la passione contiene, nel non detto, nel non dichiarato, nella casta costrizione dentro al proprio Io. E, come una Pentesilea delirante e lieve, lascia che Eros e Thánatos la conducano per mano oltre il margine della vita. Il coro, in soggettiva, non può che descrivere il suo ricongiungersi alla Natura intonando un requiem in progress davanti al suo corpo muto. Soltanto una sensibilità d’attrice altrettanto potente e lieve può esperire, senza finzione, un tale culmine di pathos e forza Pentesilea, alla quale dà corpo e voce Sandra Soncini, storica interprete di Lenz, è l’Ultima Regina del proprio esclusivo Io, solitaria amazzone senza più arco, addenta e sbrana se stessa con la voluttà delle parole in versi e con le frecce appuntite degli autoritratti photo booth di un powerbook. Autrice live della propria serializzazione dentro il box del tempo presente – grafìa che fissa il momento dell’atto e del sentimento autorale autoedifica il dialogo, il combattimento tra l’Io presente e l’Io appena impresso, dilaga sul campo di battaglia scomponendosi in dialogiche relazioni conflittuali, amorose, rancorose, ai limiti dell’assassinio del Sé, del Selbst che tutto comprende. Il corpo fisico appare, si libera dell’involucro teatrale e opera al MacLibro come alla consolle della propria vita. L’acqua del bicchiere l’annega dentro l’immagine ingrandita in uno schermo nero palcoscenico/bocca che tutto ingoia e il libro d’acciaio si fa affilato e appuntito come un coltello.

L’Ermengarda protagonista dell’Oratorio – studio preparatorio all’Adelchi, il cui debutto è previsto il prossimo inverno, all’interno della 19esima edizione del Festival Natura Dèi Teatri - è invece la giovane interprete sensibile Carlotta Spaggiari, formatasi nei laboratori di Lenz Rifrazioni, e già Monaca di Monza bambina ne ‘I Promessi Sposi’. Nella lettura scenica di Ermengarda si sostanzia la ricerca pluriennale di Lenz di un “verbo” pedagogico per esprimere le emozioni silenziate dell’attrice sensibile attraverso le stimolazioni drammaturgico-sensoriali dell’esperienza teatrale. Attraverso questo processo si ribalta la prospettiva dalla quale guardare alla sensibilità: gli apparenti limiti cognitivi e comportamentali delle persone sensibili non sono più quindi sintomi di un deficit patologico ma divengono elementi da elaborare e tradurre in linguaggio estetico contemporaneo, attraverso il confronto e l’agone – anche fisico e vocale - con i classici. 

Con il dittico ‘Pentesilea’+’Adelchi_Ermengarda Oratorio’ termina il primo movimento della programmazione 2014 di Lenz Rifrazioni che riprenderà a partire da settembre con Lenz e la Classicitàprogetto site-specific pensato per le stanze del Palazzo Ducale di Parma, che indagherà il rapporto tra il linguaggio performativo e video-installativo contemporaneo e la ClassicitàI progetti di Lenz Rifrazioni sono realizzati grazie al sostegno di: Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Comune di Parma, Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte di Parma, Dipartimento Assistenziale Integrato di Salute Mentale - Dipendenze Patologiche AUSL Parma, Banca Monte Parma.

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