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I quadri di Tanzi comprati con i soldi della Parmalat: cinque indagati

Chiusa l'indagine che ha portato al sequestro di 112 opere per un valore di 28 milioni di euro. E intanto si è acclarato che dopo il crac, Tanzi continuava a fare l'imprenditore controllando una dolciaria

Calisto Tanzi ha continuato a svolgere attività di impresa nonostante il crac del 2003 da 14 miliardi. Lo ha scoperto la Procura di Parma nel corso delle indagini sul cosiddetto tesoro d'arte dell'ex patron. "Quando abbiamo attivato le intercettazioni sui personaggi principali di questa vicenda - ha spiegato il procuratore Gerardo La Guardia - ci siamo resi conto che Calisto Tanzi ha continuato a gestire una società 'uti dominus', cioé da imprenditore vero e proprio anche se non ne aveva apertamente la titolarità".

La società si chiama The Original American Backery Srl, si trova in Strada Martinella a Vigatto e, già qualche tempo fa, era stata oggetto delle attenzioni della stampa locale. L'impresa, stando agli accertamenti della procura, è riconducibile ad Anita Chiesi, moglie di Tanzi, e a un imprenditore napoletano, C. C., il cui padre è da anni amico dell'ex patron.

Per il procuratore, Tanzi ha avuto fino al giorno delle manette (scattate i primi di maggio) la "gestione integrale", ne ha curato i "rapporti con la grande distribuzione", "le politiche produttive" e "le vendite". La Guardia ha spiegato che nelle intercettazioni il Tanzi imprenditore appariva molto deciso e sicuro di sé "assolutamente diverso dal Tanzi dimesso e sofferente che si è visto nelle udienze del processo Parmalat".

Gli atti contenenti le intercettazioni sono stati comunicati dalla procura al tribunale di sorveglianza di Bologna che è chiamato a decidere sull'istanza di detenzione ai domiciliari presentata dai legali dell'ex patron nelle scorse settimane. Il collegio difensivo di Tanzi ha insistito sulle precarie condizioni di salute del detenuto per ottenere un regime più tenue.

Intanto le indagini sui quadri dell'ex patron di Parmalat si sono chiuse con il sequestro di 112 opere per un valore di 28 milioni di euro. I dipinti, è stato accertato dalla Procura, sono stati acquistati con soldi "distratti" dal Gruppo di Collecchio. Indagati, oltre a Calisto Tanzi, anche la moglie Anita Chiesi, due galleristi e il genero di Tanzi, Stefano Strini. "Grazie alla collaborazione di Strini - ha detto il procuratore - che ha conservato una parte dei quadri successivamente sequestrati, siamo riusciti a ricostruire buona parte del movimento di denaro che ha consentito l'acquisto delle opere. I quadri e le altre opere d'arte sono costati 9,4 miliardi di lire. Di questi, 7 miliardi provengono dal gruppo Parmalat. Degli altri soldi non conosciamo la provenienza"

Calisto Tanzi non ha solo continuato a fare l'imprenditore, ma ha anche continuato ad intrattenere rapporti telefonici con "persone che ricoprono incarichi di rilievo nei poteri cittadini". Lo sostiene il procuratore di Parma Gerardo La Guardia. Dalle intercettazioni sulle indagini per il tesoro d'arte che aveva occultato, emerge la figura di un Tanzi ancora "ben inserito nella città di Parma e capace di dialogare con livelli abbastanza importanti di potere". Il procurate ha spiegato che Tanzi ha colloquiato con soggetti appartenenti ai vertici di banche locali e che l'argomento della discussione erano "alcune nomine".

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