Rubò soldi in Tribunale, i colleghi 'solidali' scrivono al Presidente

La vicenda è quella dell'ufficiale giudiziario Sandro Pella che fu arrestato e che patteggiò la pena: ora utenti e compagni di lavoro chiedono che quel fatto "non produca ulteriori effetti oltre alla condanna"

Una lettera al Tribunale per chiedere clemenza. Per l'ufficiale giudiziario Sandro Pella, protagonista di una vicenda di cronaca di qualche mese fa. L'ufficiale giudiziario fu sorpreso a rubare alcuni soldi da una cassetto in tribunale. Fu arrestato e patteggiò la pena, che fu sospesa. Ora però alcuni dipendenti ed utenti degli uffici del Tribunale hanno inviato una lettera al presidente per chiedere che la vicenda perché quanto avvenuto "non produca effetti ulteriori rispetto a quelli, sacrosanti, della condanna già pronunciata dal giudice".

LA LETTERA

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"Egregio presidente del Tribunale di Parma, chi scrive lo fa a nome di alcuni dipendenti dei suoi uffici e di alcuni utenti degli uffici stessi. Persone che vogliono manifestare solidarietà all'ufficiale giudiziario Sandro Pella, protagonista di una triste vicenda che, come lei sa perfettamente, è approdata su tutte le prime pagine dei giornali locali alcune settimane fa. Pella è stato sorpreso a rubare, è stato arrestato e ha patteggiato la pena  poche ore dal suo arresto. Convinti che in alcuni casi non c'è nulla di più profondamente ingiusto della giustizia la preghiamo di tenere in considerazione alcune delle nostre osservazioni sul caso dell'ufficiale giudiziario protagonista della vicenda". 

"E' assolutamente naturale che Pella debba pagare per ciò che ha commesso e la sua condanna lo attesta. C'è pero da tenere in considerazione in che circostanze personali quella vicenda sia maturata, e ancora di più forse, c'è da considerare il passato di questo dipendente pubblico, che a nostro modo di vedere, si è sempre contraddistinto per disponibilità, attaccamento la lavoro e gentilezza. Qualità che chiunque lo abbia conosciuto in questi anni potrà testimoniarle. Pella ha goduto e gode di una considerazione talmente alta nel palazzo di giustizia che soltanto lo sconcerto seguito al suo gesto può misurare. Colleghi e utenti degli uffici, rattristati e allarmati da quanto successo, siamo qui a chiederle intercessione perché quanto avvenuto non produca effetti ulteriori rispetto a quelli, sacrosanti, della condanna già pronunciata dal giudice. Questa lettera è da considerarsi, quindi, come un attestato di stima nei confronti della persona e del lavoro svolto finora. Per tutto ciò che potrà fare, un sentito grazie".

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