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VISTA DALLA CURVA | In campo e sugli spalti: accademia

Continua il viaggio in Nord con Luca Cavallina

Sei vittorie su sette partite ed il Parma più bello della stagione, dopo il Palermo, si porta a casa anche lo scalpo del Frosinone.

Finalmente una curva entusiasta fin da inizio partita: complice il sole, i prezzi popolari e la speranza di continuare a credere in qualcosa di (im)possibile , la Nord è stata per novanta minuti un catino bollente. Fumogeni e bandiere hanno accolto le squadre i cori hanno spinto fin dal primo secondo la squadra.

I ragazzi di D'Aversa partono compassati ed un po' sotto ritmo mentre la squadra di Mister Longo, accompagnato dal solito outfit giacca, cravatta ed occhiaia d'ordinanza che gli dona, cerca di imporre il gioco. Nulla da fare, i crociati prendono le misure e ripartono a grandi falcate: Barillà è un trattore e travolge tutto e tutti, Dezi sembra tornato su buoni livelli ma proprio sul più bello deve dare forfait per un problema muscolare, al suo posto Vacca che, dopo essersi liberato del terribile montone di “cassaniana” memoria sfoggiato sui social, gioca un ottima partita. Curiosamente oggi eroe ed antieroe s'invertono i ruoli: Calaiò corre tanto ma non conclude, Di Gaudio non sbaglia nemmeno un doppio passo, bastano infatti quindici minuti scarsi ed il “pistapocì” numero venti si fa abbattere il area. Rigore. L'arciere calcia piano, Vigorito intuisce e la palla incoccia il palo. L'urlo resta in gola ma l'ansia da giornataccia dura poco: angolo di Siligardi, mischia in area e proprio Totò di Gaudio è lestissimo a ribadire in gol. Boato gigante.

Tempo un quarto d'ora e la contesa prende definitivamente direzione Parma: Siligardi scodella un buon pallone in mezzo, Brighenti, Terranova, Ciofani ed Ariaudo pensano ai fatti loro e sempre Di Gaudio supera per la seconda volta Vigorito. Due a zero. Stavolta non c'è solo il boato ma anche la corsa contro il plexiglass per abbracciare la squadra, dal cielo piove birra ed è bello cosi.

Il secondo tempo è pura accademia, i nostri gestiscono la partita senza concedere nulla, unica nota negativa l'infortunio capitato a Di Cesare.

D'Aversa, quello, scarso, antipatico, monotono, quello che si era dimesso dopo la vittoria di Salerno (risposta giusta ed irridente data a un “giornalista fazioso” durante una conferenza stampa) Si ritrova lì a tre punti dal sogno con buona pace dei suoi detrattori e con una squadra che ora sembra correre il doppio delle altre.

Ps: Quando vedo giocatori come Dionisi piangere tutta la partita, protestare, atteggiarsi a fenomeno non posso fare a meno di andare su youtube a riguardarmi l'educazione portoghese di Fernando Couto su Ravanelli nella finale Uefa del 1995. 

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