Addio rovesciate, assist e gol pesanti: l'Arciere posa le frecce

Calaiò si ritira: avrà un ruolo da dirigente nella Salernitana

Finisce qui, finisce un capitolo della sua storia e nel contempo ne comincia un altro. Finisce come probabilmente lui non avrebbe voluto: una volta arrivato a tre passi dal traguardo dei 200 gol in carriera dopo più di 600 partite, 604, Emanuele Calaiò avrebbe voluto continuare a seminare sapienza calcistica, almeno fino a cifra tonda. Non è successo: ha finito di scoccare frecce e fare innamorare i tifosi, l’Arciere. Il tempo corre più veloce, non si controlla, non si domina. E’ stato sempre al centro di discussioni, era il cruccio degli dei che amavano godersi ogni istante e avrebbero venduto la loro anima pur di gustarsi il sapore della ‘mortalità’. Chissà quanto avrebbe voluto bloccarlo il tempo, Emanuele Calaiò, che invece ha conservato la solita lucidità, quella mostrata in campo, per capire che era giunto il momento di smettere. Un campione anche in questo.

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Ha detto basta con il calcio, lo ha fatto all’età di 37 anni, dopo aver raggiunto la salvezza con la Salernitana e dopo aver ‘lasciato il Parma dove meritava’, per citare una sua frase. Il cupido del pallone ha sotterrato l’arco, dismesso la faretra e messo in cantina le frecce, quelle che per una ventina di anni di prodezze ha scoccato da Torino a Messina, passando per Terni, Pescara, Napoli (dove ha lasciato il cuore), Siena, Catania e Spezia, fino a Parma, città che ha definito ‘seconda casa’ a più riprese. Ed è qui che dopo Napoli, Calaiò ha legato maggiormente con l’ambiente, la città e i tifosi, la società e i compagni di squadra. E a Parma ha rifinito la sua immagine di attaccante ‘fuori categoria’, dopo averla costruita a Napoli. E’ Parma, insieme a Napoli, che si porta sulla pelle: assieme agli anni ricchi di successi di Torino, Siena e Pescara.

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Parma, dove avrebbe voluto rimanere probabilmente per chiudere la sua carriera sul campo, dopo averla sporcata leggermente nell’estate del 2018, la peggiore per lui. I sei mesi di squalifica sono solamente una parentesi piccola nella sua carriera costellata di acrobazie, di gol pesanti e di campionati vinti. Parma infatti ricorderà per sempre la rovesciata con il Lumezzane, oppure quella contro il Pordenone che ha unito squadra e città in una rimonta concretizzatasi sotto un’acqua incessante che ha dato il via a un ciclo vincente. Piovevano applausi al Tardini per uno dei gesti atletici più belli visti negli ultimi anni, forse il più limpido dalla rinascita in avanti. Una rinascita in cui Emanuele Calaiò ha recitato la parte del protagonista.

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La doppietta con la Lucchese nei play off di Lega Pro e l’assist magistrale per il primo gol all’Alessandria, quello di Scavone per intenderci, sono impressi nella memoria di Parma, così come il primo gol in Serie B alla Cremonese su rigore, fino alla tripletta rifilata al Palermo nel pieno della cavalcata di una squadra che anche e soprattutto grazie a lui è diventata leggenda, scrivendo una pagina che rimarrà impressa nella storia del calcio. Per sempre. Come per sempre l’eleganza di Emanuele Calaiò, dei suoi gesti tecnici, delle sue giocate, della sua esultanza, rimarrà impressa nella storia di una squadra che ha preso l’ascensore dagli inferi ed è volata in paradiso con una risalita tutta d’un fiato, spinta dalle frecce del suo cupido che ha fatto innamorare i tifosi.  

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