Venerdì, 17 Settembre 2021
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Il salto di Yann: basta ritardi, Karamoh è diventato più grande grazie al piccolo Ayden

Il francese è cambiato da quando è diventato padre: con l'Inter è la sua partita, l'anno scorso rimase fuori al ritorno e si arrabbiò. Quest'anno ci arriva lanciatissimo, e a Conte ha già fatto male

Foto Ansa

Si cresce in fretta quando si è giovani genitori. Yann Karamoh sembra aver imparato la lezione e  tra un ritardo e l’altro, ha sentito sulla pelle la responsabilità più grande della vita. Guidare un figlio nel mondo incerto di oggi. Cosa che richiede uno sforzo mentale, uno scatto più grande rispetto a quello che il francese – con grande spirito di sacrificio – dimostra di fare sul campo alla domenica. Tanto del nuovo Yann passa dal sorriso del figlio. Da quando è nato Ayden, per Karamoh è sempre domenica. Il vecchio ragazzo brontolone, con il muso appeso, indisponente per gli atteggiamenti in campo, è rimasto chiuso nella stanza dei ricordi, in soffitta, dove ha spedito anche qualche occasione di troppo che il calcio gli ha concesso. Una dietro l’altra. Prima l’Inter, poi il Bordeaux e gli screzi con lo staff tecnico (ha preferito lo shopping a Parigi invece che gli allenamenti), i guai con il Parma e qualche problema (eufemismo) con il tecnico. Stava per dilapidare pure l’opportunità di rilanciarsi, attraverso un passaggio intermedio, nel club crociato.

Il rapporto con Roberto D’Aversa non decollava. L’allenatore, un sergente di ferro, non ama lasciare niente al caso, fa del rigore e della disciplina un caposaldo della sua filosofia sportiva. Uno dei tanti ritardi gli è costato una multa e un’espulsione temporanea dalla rosa. Il reintegro è stato faticoso, tra l’infortunio serio al ginocchio (a Firenze, nella gara più bella della passata stagione, si fermò per una distorsione che lo tenne fuori diverse settimane), qualche altro piccolo acciacco che ne oscurò il talento, scelte tecniche indirizzate dalla strapotenza di Kulusevski e il covid, Yann sembrava ai margini. Quest’anno ha trovato un pizzico di continuità, a La Spezia ha dato sfoggio dei suoi pezzi pregiati: tecnica, potenza e strappo, abilità nel saltare l’avversario e mettere il compagno in porta (chiedere a Brunetta). Oltre allo splendido gol, al Picco s’è visto il più bel Yann di sempre.

Diciamo che si è scaldato per la grande occasione, per la partita che lui aspetta tutto l’anno. La sfida con l’Inter non è mai banale. La pressione si sente fino in Francia, a Parigi. Con la sua casa in centro, dove vivono la moglie e il piccolo Ayden, il contatto è frequente. Nella ditta di trasporti in cui lavora il padre, Parma-Inter acquista un peso. Si sa che per le mamme, i figli sono sempre i piccoli da coccolare. Per la signora Karamoh, ivoriana di Abidjan trapiantata in Francia, Yann rimane sempre Yann. E’ nel filo diretto con Parigi che il franco-ivoriano trova la forza per combattere. Niente più marachelle, né ritardi (anche se uno di recente gli è costato la multa), Karamoh si è messo alle spalle il periodaccio, ha trovato la pace e quando è in difficoltà, si specchia nel sorriso del piccolo Ayden, che appena può corre a Parigi ad abbracciare.

Adesso sente di essere al centro del progetto, vuoi per esigenze imposte dal mercato (D’Aversa aveva chiesto un esterno mancino che giocasse a destra), vuoi perché Yann ci ha messo del suo, Karamoh è tornato importante. Lo si è visto con lo Spezia, quando ha messo sul palo lontano il pallone disegnando l’arcobaleno che ha fatto sperare nel bel tempo. Dopo la pioggia è sempre così. E chissà se nella partita più sentita dell’anno per Yann, non torni come l’anno scorso il vero Karamoh, capace di fare ammattire Godin, De Vrij e Skriniar, con un gol e un assist per il ‘fratello’ Gervinho. Al ritorno non giocò, rimase fuori e furente. Deluso per non aver potuto mettere in pratica la sua dolce vendetta, contro la squadra che lo ha portato in Italia e lo ha adottato. Prima come ragazzo, poi come calciatore. E pazienza se segnasse. Siamo sicuri che l’Inter non si offenderebbe.

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