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Gianni Munari e D'Angelo - foto parmacalcio1913.com

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Parma, adesso l'ora della verità

I crociati sono tornati in corsa in maniera convincente

Partiamo dai numeri che seppur freddi sono - nel calcio - una prova inconfutabile della bontà di quanto si stia facendo. Prova inconfutabile all'interno di un contesto in cui si propinano le 'verità' relative più disparate. Piaccia o non piaccia, il Parma di D'Aversa nelle ultime cinque partite ha collezionato 12 punti, frutto di quattro vittorie. L'ultima della serie al Partenio, dove in otto minuti la banda crociata ha liquidato la pratica Avellino grazie ai gol di Gagliolo e Barillà e si è messa lì dietro pronta a sfruttare le capacità dei suoi interpreti e a cercare di chiudere la partita. Riaperta solo grazie al consueto regalo che puntuale il Parma fa scartare all'avversario, forse per lo spirito autolesionistico che accompagna la squadra di D'Aversa, che macina, crea e non chiude. E stavolta vince.

Che piaccia o non piaccia, il Parma di Avellino è stato un Parma cinico, diverso rispetto agli altri, che ha azzannato la partita nella tana del lupo senza paura e che ha concretizzato - grazie anche al gioco stantio e quasi timoroso dei dirimpettai - le prime due occasioni capitate. Senza tra l'altro rischiare quasi mai, se non in occasione del gol di Asencio al 33' e del quasi gol di Cabezas qualche minuto dopo. I crociati hanno controllato la gara con un pizzico di timore - quasi come se partire da un 2-0 potesse dare meno vantaggi - cercando senza riuscirci di chiuderla, ma alla fine l'hanno portata a casa in maniera meritata grazie anche all'esperienza dei 'vecchi' (giovedì sera un Gianni in versione monumentale) e alla freschezza di quelli che hanno giocato poco (vedi Barillà che segna il più facile dei gol ma scappa che è una bellezza). E nell'ingranaggio ormai testato del 4-3-3 che prevede l'uso costante di una punta (Calaiò al Partenio, bravo a innescare l'azione del raddoppio quando ha visto l'inserimento di Nino con il terzo occhio sulla sinistra), quasi spicca anche la prova di Dezi, come al solito generoso (corre a destra e a sinistra, interpretando bene le due fasi) e distratto (perde palloni sanguinosi che a momenti costano caro), sul pezzo (concentrato in fase di non possesso) e no (sbaglia l'ennesimo gol ciabattando forte sul portiere). Lui è un po' il simbolo di questa squadra che mostra qualche carenza dal punto di vista caratteriale. 

Proprio per questo, il mini ciclo terribile, cade come una prova del nove, l'ennesima che il Parma deve affrontare. Palermo, Frosinone e Cittadella la diranno lunga sul campionato dei crociati. E proprio per questo la macchia di Chiavari resta indelebile, difficile da lavare via, quasi impossibile. Andando a finire con i freddi numeri: quel tonfo con l'Entella ha fatto rumore e ha lasciato un'eco fastidiosa che può essere cancellata solo sul campo, a partire da lunedì. 

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