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Parma, non segni su azione da dodici ore

L'ultimo gol in casa è di Kurtic, datato 4 ottobre nella partita con l'Hellas

A testa bassa - foto Ansa

Il periodo nero del Parma continua. Evidentemente Roberto D’Aversa non ha portato con sé la bacchetta magica, deve averla dimenticata – ammesso che ce l’abbia – nella sacca con tutti gli altri trucchi di magia, perché di quelli ci sarebbe bisogno per risolvere i problemi di un Parma che oggi è in Serie B, essendo penultimo in classifica, a pari punti con il Torino ma con lo scontro diretto a sfavore. Il tempo gioca con i crociati come fa un po’ il gatto con il topo, l’inverno si prospetta lungo. E angosciante, a leggere certi numeri da pelle d’oca.

In casa, il Parma dopo nove partite giocate ha segnato solamente tre gol. Ne ha fatti di più a San Siro in due partite, quattro, due all’Inter, due alla capolista Milan, e rischia di scriversi sul libro nero dei club che hanno meno gol in casa nella storia della Serie A dopo 17 giornate. L’ultimo gol al Tardini è datato 25 ottobre, durante Parma-Spezia. Il calcio di rigore di Kucka salva Liverani da una sconfitta, la rimonta lancia i crociati verso il pari di San Siro con l’Inter. Da allora sei gare (contro Fiorentina, Benevento, Cagliari, Juventus, Torino e Lazio), 540’ senza esultare in casa.

I tempi si allungano se si considera che su azione, il Parma non segna al Tardini dal 4 ottobre, minuto 1’ di Parma-Hellas (il gol di Gagliolo contro lo Spezia nasce dal una palla inattiva). Sono 719’ i minuti senza gol del Parma a Parma,  L’ultimo gol su azione in assoluto è quello segnato da Kurtic a San Siro, dal quale sono passati 574 minuti. Il gol dell’illusione a Crotone è stato di Kucka, sempre da palla inattiva però. Numeri crudi, che marcano l’assenza di cinismo, di trame e di idee per armare gli attaccanti, ancora senza gol. Quasi nessuno in Serie A ha fatto peggio di Inglese e Cornelius. Non a caso, quello del Parma è il peggiore attacco di un campionato che per ora lo vede retrocesso. Bisogna contare su un'iversione di rotta, sperando che D’Aversa, oltre a fare l’allenatore, riesca anche a fare il mago.

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