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Foto D. Fornari

Foto D. Fornari

Dal Chelsea al Parma: la riscossa dell'Imperatore Di Cesare

Senza Lucarelli tocca a lui guidare la retroguardia

Dicono addirittura che Massimo Cragnotti, il Presidente di quella Lazio in cui cresceva Valerio Di Cesare, si sarebbe arrabbiato neanche con tanto garbo quando il suo pupillo delle giovanili passava al Chelsea in un’operazione  di grande clamore mediatico per la Roma dei tempi. Un ragazzo di diciotto anni che si apprestava a varcare il confine del Paese andando a vivere a Londra, in un calcio nuovo che si sarebbe affacciato da lì a poco nel panorama che conta. Immaginate che opportunità per un giovanotto dei sobborghi romani cresciuto con l’obiettivo di fare il calciatore, che cullava quel sogno divenuto poi realtà.

Sono passati sedici anni da allora e Valerio Di Cesare ha fatto tanta strada. Una stagione a Londra nella squadra riserve, poi la maglia diciannove dei Blues ma senza scendere in campo. Serie B con Avellino, Brescia, Torino, Serie A con Ventura e i granata con i quali ha esordito. Sembrava addirittura l’ascesa di un giocatore promettente che sin da giovane (è un classe ’83) ha mostrato di avere davvero le stimmate del predestinato. E invece, un po’ per colpa del suo temperamento, un po’ per le scelte di allenatori e sue, Di Cesare è finito nel calderone della Serie B, senza mai passare inosservato. Elegante ma frenetico, dinamico ma duro. E proprio per questo Di Cesare si è guadagnato un premio poco ambito: quello di calciatore più falloso della categoria nella stagione 2009/2010 collezionando quattro espulsioni e una miriade di cartellini gialli per interventi al limite della liceità.

Una saga, quella di tosto, che prosegue nel 2014. Il 15 settembre in una partita contro la Virtus Entella, Di Cesare – in forza al Brescia - frantuma il ginocchio di Baldanzeddu senza neanche essere ammonito. Intorno a lui si scatena l’inferno mediatico. Prima di arrivare a Parma, Di Cesare passa per Bari, una piazza che anche Faggiano conosce bene. Lo acquista nell’ultimo giorno di mercato con un’operazione last minute. Qualche problema nel leggere la categoria (usando un eufemismo) poi si mette sulla retta via e domenica scorsa, con la Lucchese, ci ha lasciato una sua immagine diversa, forse.

Break in difesa, con il piedone anticipa tutti e legge meglio degli altri la dinamica di un’azione in via di sviluppo. Lancio per Baraye che abbassa la testa e segna. E lui esulta come se avesse segnato. Di Cesare si è lavato quelle macchie (resta diffidato), è maturato e adesso cerca il salto con il Parma per la definitiva consacrazione. A 34 anni è un po’ tardi, ma meglio tardi che mai.

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