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Roberto D'Aversa sui campi di Collecchio - foto parmacalcio1913.com

Roberto D'Aversa sui campi di Collecchio - foto parmacalcio1913.com

Parma, su la mascherina: a Collecchio si corre agli ordini di Bob

Dopo sessantanove giorni il centro sportivo riapre e D'Aversa riabraccia i suoi giocatori. "Per noi allenatori sono un po' come figli"

"Diciamo che mi fa piacere vedere i ragazzi, dopo tanto tempo.... Noi allenatori li consideriamo un po' come dei nostri figli". Roberto D'Aversa è tornato a Collecchio a dirigere l'allenamento dei suoi dopo che l'ultima tuta l'aveva indossata il 10 marzo. Immediatamente dopo la sconfitta contro la Spal, prima che la pandemia fermasse tutto e oscurasse - in parte - il percorso di un Parma sorprendente, a ridosso delle grandi e ancora in zona Europa ma con in testa la salvezza. Mascherina nera, a nascondere il solito ghigno deciso, braccia conserte e sguardo fisso al campo, quello che più è mancato a D'Aversa e ai suoi collaboratori. Mentre Bruno Alvese e compagni sgroppano sui campi nell'autoisolamento di Collecchio dove sono andati in onda scene di normalità. Poca, per la verità. Un primo giorno di scuola dopo 69 giorni. Le partitelle possono aspettare, per adesso va bene pure dormire sotto lo stesso tetto, almeno per una notte. Ma intanto corse ed esercizi sono all'ordine di un giorno caldo che somiglia tanto a quello che di solito si vive immediatamente prima dell'inizio della stagione. "È chiaro che da una parte si lascia la famiglia dall'altra ci si ritrova con la seconda famiglia con la quale si condivide la maggior parte del tempo. È stato un bel momento ritrovare il gruppo, la maggior parte sta bene. Il protocollo, che poi due giorni prima della partenza è stato modificato, l'abbiamo rispettato. Sono state fatte altre scelte - dice il tecnico del Parma a Sky Sport -, però c'è gente che qui ha lavorato per metterci a disposizione la struttura e per lavorare. Ci può stare, dopo due tre mesi, ritrovarci per due o tre giorni per poi tornare magari ognuno a casa sua. Secondo me è giusto che si riparta, perché le problematiche potrebbero essere molteplici in caso contrario. È giusto riprendere, sapendo appunto che non sarà la stessa cosa. Penso che non lo sarà solo per poco tempo e dobbiamo abituarci a certe situazioni anche per il campionato prossimo. Parma-Spal? Ci poteva stare, siamo arrivati tutti un po' impreparati a questa pandemia. Pensavo che questo potesse migliorare tante cose, ma nonostante siano passati due mesi c'è ancora troppa incertezza e troppe squadre che magari pensano al proprio orticello quando in questo momento si dovrebbe pensare al bene comune, che è quello di salvaguardare il campionato. Capisco le difficoltà, ci mancherebbe altro, non sono qui a giudicare l'operato di altri, però speravo che quello che è successo prima della fine del campionato, con l'incertezza sul giocare o meno, ci fosse servito. A quanto si è visto, questo non è servito. Adesso bisogna iniziare a lavorare in forma generica. Si giocherà ogni tre giorni, sotto l'aspetto lavorativo non è semplice: bisogna lavorare giorno dopo giorno e ripeto, programmare sul dubbio non è semplice".

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