Giovedì, 29 Luglio 2021
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Gervinho, che fine ha fatto il gol? Al Tardini non segna da otto mesi

In questa stagione, due doppiette: una all'Inter, una al Genoa. Solo un assist per l'ivoriano, irriconoscibile

Gervinho - foto Ansa

“Non è tanto dell'aiuto degli amici che noi abbiamo bisogno, quanto della fiducia che essi ci aiuterebbero nel caso ne avessimo bisogno”. L’attualità del pensiero di Epicuro è disarmante. Volendo forzare il concetto, può essere accostato anche al momento del Parma, in particolare a quello che sta vivendo Roberto D’Aversa in questo periodo. Non deve essere tanto diverso rispetto a quello percepito dai suoi calciatori, incapaci di reagire se pungolati, anche nell’orgoglio più fitto. Per loro è tornato, Roberto D’Aversa, per Parma e il Parma, per rimettere in piedi una squadra che ancora non si è rialzata e si trascina le macerie di una stagione nata male, con la prospettiva che finisca peggio a un tiro di schioppo. C’è che la matematica non condanna i crociati, ma le sensazioni avvertite a Collecchio e dintorni non sono positive. Dall’altra parte del mondo, Kyle Krause ha assorbito con intelligenza i ko, sa che di errori anche lui ne ha fatti. E se guarda alla spesa, i sensi di colpa aumentano. Chissà se ogni tanto se lo chiede.

Una domanda che per ora non trova risposta. Come non trova risposta il ciclo involutivo degli ‘amici’ di D’Aversa di cui sopra. Possibile che il gruppo, rimasto pressochè intatto, sia diventato così succube delle proprie paure e abbia sopito il senso di orgoglio? Possibile che – in altre parole – abbiano dimenticato come si porta a casa la pelle? E anche l’allenatore, come ha fatto in questi sei mesi di inattività a disperdere la sua grinta, il suo carattere che evidentemente non riesce a trasferire alla squadra? Come può un capitano come Gervinho, remare così debolmente lui che assieme a Bruno Alves, Kucka, Sepe, Gagliolo, Cornelius, Inglese, ha saputo condurre la barca in porto?

Gervinho, colui che a vedere i numeri paragonati alle potenzialità, fa rabbrividire maggiormente. Perché è talmente lontano dallo standard naturale che non riesce a spiegarsi neanche lui questa involuzione. Di sicuro non se la spiega il suo allenatore, che ha fatto tanto affidamento su di lui. Sul mercato in estate, con qualche offerta al ribasso in estate e zero chiamate a gennaio, l’ivoriano sembra aver perso lo smalto dei tempi migliori, ma non solo: anche le motivazioni che gli consentivano di fare la differenza. E di ergersi a portavoce del Dna del Parma, quello che la squadra non riesce più a trovare. Un po’ come Gervinho non trova i gol. Quattro in questa stagione insufficiente, due all’Inter, due al Genoa, l’ultima squadra che il Parma ha battuto e che adesso sta davanti di 12 punti. L’ultimo gol in casa, l’ivoriano l’ha festeggiato (si fa per dire, visto che non c’era il pubblico e la sua squadra ha perso) contro l’Inter, il primo della scorsa stagione. Era il 28 giugno, otto mesi fa. Un cammino pieno di difficoltà, che è andato di pari passo rispetto a quello della squadra. Che adesso ha una sola possibilità: battere l’Udinese e sperare che qualche risultato utile venga anche dagli altri campi, per continuare a sperare e redimersi lungo un cammino condizionato da mille tempeste. Servirebbero gli amici, o la sensazione di fiducia che – nel momento del bisogno – essi dovrebbero trasmettere.

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