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Venti di salvezza: serve un miracolo e una marcia da Champions League

Il Parma deve fare minimo due punti a partita nelle ultmie dieci, battere le concorrenti (Torino e Cagliari) e sperare in un'impresa

Roberto D'Aversa - foto Ansa

D'Aversa ci crede ancora, lo ha ribadito nel discorso fatto ai suoi alla ripresa degli allenamenti. Non può la squadra vista nel primo tempo contro il Genoa trovarsi con così pochi punti. Eppure i numeri non stanno dalla sua parte. Il peggiore attacco, la seconda peggior difesa, probabilmente valgono il penultimo posto. Ma oltre che allenatore, in questo mese e mezzo che resta da vivere tutto d'un fiato, D'Aversa farà bene a ingegnarsi anche come motivatore-psicologo. Vincere e pregare, con la consapevolezza che potrebbe non bastare. La situazione del Parma è questa. Se si dà un’occhiata alla classifica, per i crociati è automatico mettersi le mani tra i capelli e stringere la testa che non deve però saltare, nonostante i 19 punti, raccolti dopo 28 giornate. Con dieci gare da giocare ancora, quattro punti da rosicchiare a Cagliari (22) e Torino (23, con una gara in meno) che stanno davanti, mentre Spezia (29) e Benevento (29) scappano, raggiungendo la Fiorentina (29) e tallonando il più tranquillo Genoa (31), alla squadra di D’Aversa non resta che buttare sul campo anche quel po’ di anima che è rimasta per cercare di rimandare i conti con la matematica più in là. Certo, non è impossibile, considerando che qualche precedente c’è, ma non è neanche una missione che si porta a termine con agio, visto quello che è successo nelle ultime uscite.

Venerdì sera si è consumata l’ennesima notte horror in casa Parma, quella con vista sul baratro. La nona rimonta subita da situazione di vantaggio in stagione, la sesta con D’Aversa che nelle sue undici gare al comando del gruppo ha totalizzato sette punti, ha di fatto gettato nello sconforto il gruppo, che ha subito un’ulteriore mazzata domenica pomeriggio, quando il Benevento (prossimo avversario alla ripresa), è riuscito a divincolarsi dal controllo della logica, sottraendosi persino alla Juventus battuta a casa sua, per la tredicesima volta da quando c’è lo Stadium. Risultato storico, che proietta ombre inquietanti sulle proiezioni salvezza di un Parma che ha fatto di tutto per complicarsi la vita, riuscendo nell’impresa al contrario e togliendo a Kyle Krause (che non twitta da venerdì) anche quell’entusiasmo travolgente portato dagli Stati Uniti per alimentare le speranze.

Una mano tesa alla squadra, rifiutata da errori individuali che hanno messo a nudo la fragilità di un gruppo con poca personalità (altrimenti non si spiega questa incredibile saga di rimonte subite). Al quale è rimasta la matematica, oltre a un esempio: quello del Crotone di Nicola, stagione 2016-2017. I calabresi si sono salvati nelle ultime dieci giornate, quando hanno steccato solamente due volte contro Juventus e Napoli, e sono riusciti a collezionare la bellezza di venti punti (due a partita) battendo avversari come Lazio, Samp, Pescara, Chievo e altre dirette concorrenti. C’era anche un ex Parma in quella squadra dei miracoli, Raffaele Palladino, che oggi allena l’Under15 del Monza, seria candidata a risalire in Serie A. Una Serie A che perdere, per il Parma, significherebbe un bagno di sangue a livello economico, a fronte dei numerosi investimenti (sbagliati, per la maggior parte) del primo affaccio di KK nel calcio d’Europa. Si spera in un colpo di coda, ma il tempo dei ‘se’ è finito. Per evitare che restino i rimpianti, il Parma deve muoversi concretamente. Verso l’unica direzione: la vittoria.

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