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VISTA DALLA CURVA | Quella strana sensazionedi bruciore

Il raccontro di Luca Cavallina che ci porta in Nord

Per capire che non fosse una gran serata sarebbe bastato fidarsi del cielo alle 20.45: mentre il signor Robilotta si apprestava a fischiare l’inizio di Parma-Forlì sul Tardini cominciava a piovere, una pioggerellina fitta, intermittente e fastidiosa, una pioggia che complice anche la diretta televisiva ha lasciato gli spalti abbastanza spogli con numerosi spazi vuoti. Che qualcosa potesse andare storto era nell’aria: il più Apolloniano Parma targato D’Aversa faceva girare bene la palla ma in maniera molto più lenta del solito: Corapi in serie D è un fenomeno mentre in LegaPro si è confermato anche oggi un buon giocatore di categoria ma nulla più anzi molto spesso si è pestato i piedi con Scozzarella anch’egli sottotono. Il Parma ha provato nel primo tempo a fare la partita, ha schiacciato il Forlì nella sua metà campo ma non è riuscito a pungere, la curva muta e nervosa non riusciva a spingere i crociati alla vittoria, i cori non si sentivano ed il nervosismo serpeggiava tra gli spalti. Il Tardini, timido e spaventato afflitto dall’ ansia da prestazione non è riuscito a svegliare una squadra bloccata da un Forlì Hipster, capellone e barbuto nei suoi uomini chiave ma assolutamente quadrato e disciplinato in ogni movimento difensivo. Il primo tempo va in archivio con due ottimi interventi di Turrin prima su Calaiò e poi su Capitan Lucarelli, tuttavia, a fine primo tempo, tra i tifosi, sotto la curva serpeggiava ancora ottimismo: “ Adesso la portiamo a casa”, “Calaiò fa due gol”…

In effetti la ripresa comincia col botto: Scaglia semina il panico sulla trequarti e serve Baraye che, evitato un avversario deposita in rete il pallone con un potente diagonale. La curva esulta, la tensione si scioglie, finalmente i tifosi cantano, ma è solo un fuoco di paglia: così come la gradinata si era accesa si spegne, torna silenziosa e preoccupata, i crociati amministrano il gioco, potrebbero chiudere la partita ma non lo fanno: si specchiano in leziosismi che in serie C non ti puoi permettere. Scaglia perde un pallone sanguinoso a centrocampo e costringe Di Cesare al fallo e al cartellino giallo, la nord prima silenziosa ora mugugna e guarda il tabellone luminoso. Minuto sessantasette: Gadda, grande tecnico di categoria, toglie Succi ed inserisce Bardelloni, il Parma arretra ancora un po’, aspetta l’avversario e non riparte più, noi in nord stanchi e provati da questo maledetto lunedi di passione aspettiamo con ansia la fine della contesa, manca veramente poco al novantesimo e ad altri tre punti fondamentali, Il Forlì riparte ancora, Bardelloni s’incunea nell’area crociata e con la punta del piede, con un colpo più da calcetto che da calcio, trafigge Bassi. Uno a uno, i romagnoli esultano come avessero vinto un mondiale mentre il Tardini rimane di gesso, muto silenzioso, immobile, non vola più una mosca, il Forlì ha pareggiato. Finisce così: uno a uno, con tanto nervosismo, con una sensazione di bruciore (non dico dove ma vorrei tanto…), con la voglia di andare a casa ed archiviare questo maledetto lunedì. Finisce così: convincendoci a vicenda che il campionato è ancora lungo e che dobbiamo continuare a crederci.

Momento polemico: Ma quelli che in tribuna vanno via quando prendi gol al novantesimo esattamente dove vanno , che fretta hanno, perché pagano un abbonamento se poi non si godono mai lo spettacolo fino in fondo?

Momento Perinetti: credo che giocare sempre dopo una nota squadra veneta causi alla nostra compagine parecchi problemi: non possiamo scendere in campo sempre sapendo già il risultato della nostra diretta avversaria, non è corretto e alla lunga incide sulle energie nervose. Tutti a Mantova domenica, continuiamo a crederci.

Di Luca Cavallina

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