I Verdi non ci stanno: "Amazon? Aumentano i rifiuti e il traffico dei mezzi pesanti"

Con un comunicato stampa, il gruppo degli ambientalisti si scaglia contro l'insediamento dello stabilimento. "Aumenteranno imballaggi in plastica e in cartone, nonché un aumento del traffico aereo"

"Non è questa la nuova normalità che i Verdi auspicavano per la ripresa dopo la pandemia". Con un comunicato stampa, i Verdi Parma insorgono contro lo stabilimento Amazon che sorgerà a Parma: "Gli ecologisti esprimono la propria preoccupazione per il ritorno ai livelli di inquinamento pre-covid, che l'amministrazione avrebbe potuto attenuare con successo mettendo in pratica le azioni per la mobilità sostenibile e i trasporti, suggerite ormai da mesi da Europa Verde e da numerose organizzazioni parmigiane.  Destinare un ettaro abbondante di terreno libero ad un nuovo magazzino Amazon e al traffico conseguente è un'azione che va completamente nel senso opposto rispetto alla riduzione delle emissioni e dei livelli di smog nel nostro territorio.   È noto che al modello Amazon è legato un aumento dei rifiuti, in particolare imballaggi in plastica e in cartone, un aumento del traffico urbano dovuto a modalità di consegna che privilegiano la riduzione dei tempi di consegna a scapito della riduzione dei percorsi, un aumento del traffico dei mezzi pesanti su gomma e un basso utilizzo delle ferrovie, nonché un aumento del traffico aereo.
Dopo la dichiarazione di emergenza climatica (abbandonata in qualche cassetto) e la candidatura a European Green Capital, forse cittadini e commercianti speravano nel rilancio del commercio di prossimità, nella riqualificazione e rivitalizzazione del centro storico secondo criteri di qualità ambientale.   Secondo Ximena Malaga Palacio, co-portavoce: "Invece che cedere letteralmente terreno ai colossi dell'e-commerce, il comune di Parma si concentri sull'attuazione di una programmazione territoriale che dia risposte adeguate alla crisi ambientale e climatica. I quartieri periferici e le prime zone extraurbane, quelli generalmente soffocati da questi interventi, vanno valorizzati attraverso servizi in loco, viabilità sostenibile, verde pubblico e, nel secondo caso superamento del digital divide con la città; non con nuovi capannoni e camion, per poi tornare al circolo vizioso della devastazione di aree agricole o naturali per fare nuove strade con la scusa che ci sono troppi mezzi pesanti... caduti dal cielo."
 
Aggiunge Enrico Ottolini, co-portavoce: "A Parma il colosso dell’e-commerce potrà contare su una struttura in più per i propri guadagni, mentre i problemi restano al territorio e a chi ci vive. A partire da un’ulteriore occupazione di suolo, di cui non si sentiva la necessità, visti i tanti capannoni vuoti e i centri commerciali semi-abbandonati, che potrebbero essere rigenerati per nuovi usi. In particolare, la questione dei voli cargo assume oggi a Parma un significato ben diverso, dal momento che la città sta affrontando la decisione di un ampliamento dell’aeroporto, proprio per le merci. Una decisione contestata da varie organizzazioni, gruppi di cittadini e forze politiche, fra cui Europa Verde. Chi avrà più peso in questa scelta: Amazon o i cittadini di Parma?" Il fatto di ottenere in cambio qualche decina di posti di lavoro e di sentirsi al centro di un sistema di scambi che sovrasta il territorio non ci sembra una consolazione. Speravamo fosse stata sepolta la fase dell’occupazione massiccia del territorio urbano da parte dei centri commerciali, che hanno assorbito e non prodotto ricchezza, consegnandoci una città meno vivibile e schiacciando il commercio di dimensioni medie e piccole, invece era solo stata imballata in uno scatolone sorridente".

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