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Mercoledì, 28 Settembre 2022
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Pronto Soccorso, il grido d'allarme dei medici: "Manca il personale: difficile garantire assistenza ai pazienti più fragili"

La lettera indirizzata alla direzione aziendale, al sindaco di Parma e al presidente della Regione Emilia-Romagna: "La necessità di garantire due percorsi (covid positivi e non) impatta in modo significativo sull’equipe cui mancano attualmente 8 unità. Questo ha comportato la chiusura del reparto di Medicina d'Urgenza e, successivamente, la mancanza del presidio medico nell’area ove vengono trattati i pazienti più critici, la cosiddetta “area rossi”

I medici del pronto soccorso dell'Ospedale Maggiore di Parma denunciano - attraverso una lettera indirizzata al direttore generale dell'Azienda Ospedaliera di Parma, al sindaco Michele Guerra e al presidente della Regione Stefano Bonaccini - le situazioni critiche che si sarebbero venute a creare all'interno della struttura sanitaria. "È ormai la norma che i medici in servizio ricevano in consegna più di 20-30 pazienti ciascuno, ma è capitato di riceverne anche 40. Non è umanamente possibile farlo". 

La lettera dei medici: "Difficile garantire assistenza ai pazienti più fragili"

"Noi, sottoscritti medici in ruolo presso il Pronto Soccorso di Parma, denunciamo per l’ennesima volta il fallimento strutturale ed organizzativo del Pronto Soccorso, insieme all’incapacità dell’intero ospedale di ricevere i pazienti che devono essere ricoverati. Questo fa sì che l'area di Emergenza-Urgenza si sia trasformata in area di degenza.

Tali problematiche sono note da anni e si sono accentuate ulteriormente con la pandemia che, ultimamente, ha assunto caratteristiche di endemia. La necessità di garantire due percorsi (covid positivi e non) impatta in modo significativo sull’equipe cui mancano attualmente 8 unità.

Questo ha comportato la chiusura del reparto di Medicina d'Urgenza e, successivamente, la mancanza del presidio medico nell’area ove vengono trattati i pazienti più critici, la cosiddetta “area rossi”.

La distribuzione degli spazi dell'attuale struttura non consente una corretta suddivisione dei carichi di lavoro e questo, soprattutto nelle situazioni di sovraffollamento in cui viviamo perennemente, rende estremamente difficile garantire una assistenza adeguata proprio ai pazienti più fragili e complessi.

È ormai la norma che i medici in servizio ricevano in consegna più di 20-30 pazienti ciascuno, ma è capitato di riceverne anche 40. Tutto ciò accade mentre si deve quotidianamente contemporaneamente continuare a svolgere attività di accettazione. Non è umanamente possibile farlo e non è corretto chiederlo.

Inoltre il numero di pazienti Covid positivi, (per una buona percentuale provenienti dal territorio afferente al presidio Ospedaliero di Vaio), è tale da costituire un effettivo reparto Covid all'interno del PS.

I pazienti che si affidano a noi invece devono essere gestiti adeguatamente; hanno assoluto bisogno di un indirizzo diagnostico; spesso è imperativo che inizino una terapia; necessitino di frequenti rivalutazioni, devono essere indirizzati in reparti congrui alle loro esigenze.

Tali problemi sono ben noti alla Direzione che ha cercato soluzioni possibili ed immediate da spendersi nell’ambito del Pronto Soccorso modellandolo e rimodellandolo più volte a seconda della presenza, esuberante o meno, di malati covid-positivi ed insieme ha cercato di riorganizzare l’afflusso dei ricoveri nei diversi reparti. Dobbiamo constatare che le soluzioni messe in atto non hanno prodotto alcun risultato.

Abbiamo atteso pazientemente per molti mesi (o meglio per anni), stringendo i denti, i provvedimenti ad ampio raggio che vedono protagonisti i medici di base, le strutture protette, l’afflusso di pazienti di altre aree geografiche, la riorganizzazione interna dell’ospedale ed altre realtà complesse ed al di fuori della nostra portata. La nostra attesa è stata ampiamente delusa. Questo ha indotto l’intera equipe a chiedere di essere trasferito in reparti più “tranquilli” e tutelanti il benessere psico-fisico degli operatori, che per lo meno che ci permettano di respirare, ogni tanto". 

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