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“Obiettivi più ambiziosi per rispettare l’impegno del Patto clima-lavoro”

Legambiente: "Abbiamo davanti tre anni chiave per rendere operativa sul territorio la transizione energetica, in modo equo e trasparente. La Regione deve allineare gli obiettivi"

Si avvia verso la conclusione il percorso che ha portato all’elaborazione del Piano Triennale di Attuazione (PTA) 2022-2024, il documento attuativo del Piano Energetico Regionale della Regione Emilia-Romagna, al quale Legambiente Emilia-Romagna ha presentato le sue osservazioni.  Obiettivi del PTA e nuovo Piano Energetico. All’interno del PTA trova spazio una serie di Assi d’intervento con le relative azioni previste per conseguire gli obiettivi del Piano Energetico, insieme agli obiettivi intermedi da raggiungere nell’arco del triennio 2022- 2024. Si tratta di obiettivi che, come sottolineato nelle osservazioni presentate da Legambiente Emilia- Romagna, non sono sufficientemente ambiziosi: il Piano Energetico infatti non è aggiornato e pertanto non tiene conto né della recente evoluzione delle normative europee in materia di strategia climatica ed energetica, né degli obiettivi fissati dalla stessa Regione con il Patto per il Lavoro e il Clima, che prevede il 100% di consumi da rinnovabili entro il 2035. 

La discrepanza degli obiettivi si nota in particolare sulla quantità di energia da fonti rinnovabili: sebbene la proiezione degli obiettivi fissati dal Patto, contenuta anch’essa nel Piano, richieda di raggiungere il 25% della copertura da fonti rinnovabili del consumo totale entro 2024, il documento fissa come valore da raggiungere il 22%, sottostimando evidentemente l’obiettivo. “Il disallineamento degli obiettivi sovraordinati e regionali rispetto ai contenuti del PTA è la ragione principale che ci porta a chiedere la redazione di un nuovo Piano Energetico”, commenta Legambiente. “Abbiamo quindi proposto di utilizzare questi tre anni per realizzare un nuovo Piano Energetico sulla base dei nuovi obiettivi, partendo dalla realizzazione di un quadro conoscitivo partecipato e condiviso con i portatori d’interesse.” 

Rafforzare il monitoraggio per investire in modo mirato  All’interno della programmazione deve essere rafforzato il monitoraggio del processo di raggiungimento degli obiettivi intermedi. Legambiente ha rimarcato la necessità di indicatori quantitativi che rendano più facile la valutazione a priori e a posteriori delle strategie adottate e delle risorse stanziate. “La mancanza di una valutazione quantitativa della precedente programmazione triennale è un aspetto critico che può essere sanato all’interno del nuovo PTA”, sottolinea Legambiente. “Una maggiore trasparenza e condivisione delle informazioni è fondamentale per guidare soggetti economici ed enti locali verso gli obiettivi della transizione energetica nei tempi adeguati e senza spreco di risorse pubbliche”.   

Un caso esemplificativo della necessità di maggiori dati e informazioni è la previsione del tasso di crescita annuale della produzione di energia da fonti rinnovabili, calcolata da Legambiente sulla base delle informazioni disponibili nel Piano. Si stima infatti una crescita prevista del 1,7% sul totale dei consumi nel periodo 2019-2024, che però dovrà aumentare drasticamente negli anni successivi. “Abbiamo calcolato una crescita tra il 3% e il 4% tra il 2025 e il 2030, e oltre il 4% nel periodo 2031-2035 per raggiungere gli obiettivi del Patto per il Lavoro e il Clima”, segnala Legambiente. “La maggior parte degli sforzi verrebbe dunque spostata a ridosso del limite temporale, di fatto rimandando l’adozione delle scelte politiche più incisive, alla stregua di quanto sta accadendo a livello nazionale. Serve invece un’assunzione di responsabilità immediata, assumendo scelte più ambizione già a partire dal presente mandato di governo.” 

Produzione di energia rinnovabile e vettori energetici: obiettivi e strumenti  Sempre a proposito di impianti rinnovabili, l’assenza di un’analisi temporale di quanto avvenuto negli ultimi anni, di quanto è attualmente in attesa di autorizzazione o in fase di realizzazione è un altro esempio di mancanza di dati necessari per adottare provvedimenti a favore di nuove installazioni. Al netto dei previsti parchi eolici off-shore di Rimini e Ravenna, gli obiettivi al 2024 richiedono la realizzazione di impianti fotovoltaici per almeno 5000 MWp: è un quantitativo rilevante, che dev’essere raggiunto con la collaborazione degli enti locali e dei soggetti economici e che deve però essere adeguatamente guidato e promosso dalla Regione. “Ad esempio, occorre sfruttare le potenzialità dell’agrivoltaico, ovvero il fotovoltaico integrato all’attività agricola”, ricorda l’associazione. “Si tratta di un modello che, se ben attuato, può contribuire ad aumentare le rese e ad aumentare la qualità ecologica dei terreni, con benefici ambientali per il territorio ed economici per gli operatori agricoli.

Purtroppo il Piano accenna solo timidamente all’agrivoltaico su ex cave ed ex discariche, ma per raggiungere gli obiettivi del Patto per il Lavoro e il Clima occorre essere decisamente più ambiziosi.”  Per quanto riguarda la diffusione di vettori energetici innovativi come l’idrogeno, al netto delle decisioni prese a livello nazionale attraverso la programmazione del PNRR, il processo di produzione dell’idrogeno “verde” (quello prodotto da fonti rinnovabili) è allo stato attuale molto energivoro: per questo l’idrogeno è competitivo solo nei settori dove l’elettrificazione non riesce a garantire una potenza adeguata, come i settori industriali ad alta intensità energetica; al contrario, per gli usi residenziali e i trasporti resta più appetibile l’energia elettrica. “Occorre investire in maniera oculata le risorse disponibili”, fa notare l’associazione, “per evitare investimenti inefficienti e spreco di energia nei processi di produzione dell’idrogeno.” Il Piano parla anche di biometano, un’importante risorsa per la transizione energetica che deve però essere monitorata con attenzione. “Il rischio è che proliferino le colture agricole ad uso energetico, come sta già avvenendo: si tratta di prodotti come il mais, che comportano però il consumo di suolo agricolo e di acqua, proprio in un momento storico in cui la crisi dell’approvvigionamento di frumenti dall’est Europa e la siccità che sta attanagliando il nostro territorio dovrebbero obbligarci a ripensare il settore agricolo nel suo complesso.

Per questo, sottolinea Legambiente, “abbiamo chiesto che si monitori e si porti progressivamente a zero la produzione di biometano da colture dedicate, per orientare il settore agricolo verso colture meno idroesigenti e finalizzate all'alimentazione umana.”  Ridurre i consumi per accelerare la transizione  Un elemento fondamentale per garantire il raggiungimento rapido degli obiettivi di decarbonizzazione e riduzione delle emissioni è il risparmio energetico unito all’elettrificazione dei consumi. Per questo Legambiente chiede che la Regione promuova l’utilizzo degli incentivi statali e le politiche di riduzione dei consumi sul territorio. “A tal proposito”, evidenzia l’associazione, “abbiamo proposto di inserire come azione di Piano la verifica dello stato di aggiornamento del Catasto regionale degli impianti termici (CRITER) e, qualora necessario, l’acquisizione di dati aggiornati. Occorre infine una ricognizione complessiva dello stato del patrimonio edilizio pubblico sotto il punto di vista delle prestazioni energetiche: i risultati di tale analisi dovrebbero essere inseriti nel quadro conoscitivo del nuovo Piano Energetico.”  “È evidente”, conclude Legambiente, “che la riduzione dei consumi energetici è fondamentale per diminuire il fabbisogno di energia, che dal 2035 dovrà essere interamente prodotta da fonti rinnovabili, secondo il Patto per il Lavoro e il Clima. In un contesto in cui l’energia diventa una risorsa sempre più costosa, l’eliminazione degli sprechi e l’utilizzo di impianti efficienti sono le due strade per sostenere l’economia del territorio e ridurne l’impatto sull’ambiente".

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