Martedì, 16 Luglio 2024

LE OPINIONI

Christian Donelli

Giornalista ParmaToday

Stupro all'ex Salamini: smettiamola (una volta per tutte) di colpevolizzare le donne vittime di violenza

La cultura patriarcale e maschilista va abbattuta, destrutturata ed attaccata con determinazione. Spetta a noi uomini, indipendentemente dal nostro luogo di nascita, dall'età e dal contesto sociale di cui facciamo parte, iniziare a disertarla

Una ragazza di 14 anni ha denunciato una violenza sessuale subita da un 22enne senegalese, poi arrestato, all'interno dell'area Ex-Salamini nella serata di domenica 27 agosto. A poche ore dalla pubblicazione della notizia c'è già chi inizia a commentare con frasi del tipo: "Cosa ci faceva a 14 anni in giro da sola la sera?" Giudizi di questo tipo non fanno altro che colpevolizzare la ragazza che ha subito la violenza, depotenziando la gravità delle molestie perpetrate nei suoi confronti e contribuendo ad una narrazione 'tossica' che, anche se probabilmente non volontariamente nelle intenzioni di chi scrive, contribuisce a dare una 'parte' della colpa alla vittima/sopravvissuta allo stupro. 

Come le dichiarazioni di Andrea Giambruno, compagno di Giorgia Meloni sullo stupro di gruppo a Palermo "Certo che se tu vai a ballare e hai tutto il diritto di ubriacarti certamente questo è assodato, però se eviti di ubriacarti, di perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche e poi rischi effettivamente che il lupo lo trovi” anche le parole che vanno nella direzione di giudicare la donna, in questo caso una ragazza di 14 anni che ha denunciato lo stupro non fanno che alimentare la cultura patriarcale e la cultura dello stupro all'interno della quale siamo immersi.

La vittimizzazione secondaria e il processo ai danni della donna che ha subito violenza 

Questo processo ha un nome ben preciso. Si chiama 'vittimizzazione secondaria' o se preferite possiamo dire che è una sorta di processo fatto alla vittima che subisce violenza, prima ancora che inizi il processo nei confronti del presunto stupratore. L'insistere su dettagli di questo tipo svolge anche (l'inconsapevole) funzione di allontanare dai nostri occhi la realtà della violenza maschile sulle donne. "Se la ragazza non fosse stata in quel momento in quel luogo non sarebbe stata struprata", sembrano quasi sottendere alcuni commenti.

Ma il punto non è quello, così come non lo è la nazionalità dello maschio violentatore. Il problema, poi, non è il "lupo" di Gianbruno  - termine che non fa che spersonalizzare le responsabilità a carico dei maschi umani paragonandoli a maschi animali che non hanno nulla a che fare con uno stupro di gruppo ai danni di una donna - e non è il luogo dove si trovava la 14enne ma il maschio violento. E' la cultura eterocispatriarcale che ci confonde inducendoci a giudicare le azioni della vittima, che si tratti del livello di alcol presente nel sangue, del modo di vestire o del dove si trovasse e a che ora. 

La maggior parte delle violenze avviene tra le mura domestiche 

Come sappiamo però, anche grazie ai dati forniti dall'Istat a livello nazionale, la maggioranza delle violenze di genere e degli stupri viene perpretata da parte di partner ed ex-partner, molto spesso all'interno delle mura domestiche. Quelle stesse mura che, secondo i commentatori, dovrebbero proteggere le donne dal subire violenza. I dati dimostrano che purtroppo è vero il contrario. Gli stupri, infatti - secondo la relazione dell'Istat - sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici.

La cultura patriarcale e dello stupro va abbattuta: spetta a noi uomini iniziare a farlo 

E' la cultura patriarcale e maschilista che va abbattuta, destrutturata ed attaccata con determinazione. Siamo soprattutto noi uomini, indipendentemente dal nostro luogo di nascita, dall'età e dal contesto sociale di cui facciamo parte, a dover disertare la cultura dello stupro e patriarcale, iniziando finalmente ad agire. Un primo, piccolo, passo potrebbe essere smettere (una volta per tutte) di colpevolizzare le donne vittime di violenza. 

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