Martedì, 22 Giugno 2021
Attualità

Tra marzo e giugno 2020 a Parma persi 3 mila posti di lavoro dipendente

Calò, Cisl: “Sostenere le fasce più colpite con nuove politiche per il lavoro”

"Tra marzo e giugno dello scorso anno sul nostro territorio sono andati persi tremila posti di lavoro dipendente. E’ quantomai necessario attivare nuove politiche per il lavoro”. E’ quanto afferma Angela Calò, segretario generale aggiunto della Cisl Parma Piacenza, alla luce dell’impatto dell’emergenza Covid sul lavoro dipendente del nostro territorio. Dal “Rapporto congiunturale sul lavoro dipendente” sviluppato dall’Agenzia regionale per il lavoro, emergono chiaramente gli effetti dell’emergenza sanitaria, che hanno colpito soprattutto i territori come Parma, caratterizzati da una elevata specializzazione terziaria e vocazione turistica.

Il lockdown e le altre misure di confinamento hanno penalizzato soprattutto i servizi. Dei tremila posti di lavoro dipendente persi, 1118 riguardano il macrosettore del commercio, alberghi e ristoranti e oltre 1200 altre attività del settore servizi. L’industria in senso stretto ha perso invece 675 posti di lavoro dipendente. La successiva riapertura di quasi tutte le attività economiche nel periodo estivo ha migliorato la situazione, facendo segnare una crescita dei posti di lavoro dipendente di oltre 2mila unità.

Non ancora colpita dalla crisi invece l’area del lavoro dipendente a tempo indeterminato, in crescita (almeno fino allo scorso settembre) grazie agli incentivi alle assunzioni, alla sospensione dei licenziamenti e agli ammortizzatori sociali.  Basti pensare che a livello regionale, lo scorso anno (fino al 30 novembre), sono state autorizzate oltre 400milioni di euro tra cassa integrazione e analoghi ammortizzatori sociali.  “Come ha più volte sottolineato Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, bisogna affrontare il tema della riforma degli ammortizzatori sociali – afferma Angela Calò – Bisogna creare un sistema che metta in sicurezza tutti i lavoratori e le lavoratrici e collegare gli ammortizzatori sociali a una politica attiva del lavoro”.

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