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Anmic: "Non si possono chiedere i soldi alle famiglie dei disabili" 

Il presidente Mutti, sulla commissione consiliare dei Servizi Sociali: “Chiediamo al Comune di cercare soluzioni alternative insieme alle associazioni”

Alla luce delle ultime scelte e dichiarazioni dell’assessore al Welfare Laura Rossi, in merito a temi che riguardano direttamente persone con disabilità della nostra città, l’Anmic, la più grande associazione cittadina e nazionale di tutela dei disabili, si augura che questi cinque anni di mandato amministrativo possano essere impostati diversamente. Onestamente ci allarmano le recenti vicende che riguardano i progetti sul Dopo di Noi (legge 112/2016) e la commissione convocata in merito all’esclusione di 12 disabili dall’inserimento in cooperativa. Ormai è diventato un ritornello: “Mancano i soldi”. E mancano sempre per i disabili. Allora sì, è una precisa scelta politica, e di priorità. Eppure sentiamo sempre più spesso questa amministrazione dichiarare che il modello parmigiano di accoglienza dei migranti è un modello da esportare in tutta Italia; noi vorremmo che lo fosse anche tutto il welfare, come lo è sempre stato nella nostra città, storicamente pioniera su vari fronti, in particolare quello dell’inclusione delle persone con disabilità.

In merito alla commissione “Servizi Sociali, Sanità, Sicurezza Sociale” di venerdì, non possiamo nemmeno pensare al fatto che siano le famiglie a dover pagare il prezzo, morale e materiale, di questa situazione. Il caso dei 12 ragazzi disabili, che hanno appena terminato il percorso scolastico superiore e che ora si trovano esclusi dall’inserimento in cooperativa, non può essere definito “un’emergenza”, perché la situazione doveva essere nota sin dall’anno scorso. Sono finiti i fondi regionali per la non-autosufficienza? Crediamo allora che si debba sentire congiuntamente l’urgenza di capire come trovare le coperture necessarie al nostro territorio, mettendo in campo proposte nuove, serie e concrete, in particolar modo sulle disabilità intellettive che, rispetto a quelle fisiche, sono in continuo aumento; in questo modo potremmo intercettare quei fondi che vengono erogati dagli enti sempre più a fronte di progettualità innovative.

L’Anmic sta già lavorando, a livello regionale, affinché sul territorio vengano garantiti i servizi; non è allora forse il caso di farlo insieme, affrontando le tematiche relative alla disabilità attraverso un costante confronto con le associazioni che – vogliamo ricordarlo – sono le realtà che prima e meglio conoscono le reali esigenze delle persone con disabilità? Sarebbe opportuno, quindi, fare come succede in altri ambiti di intervento dell’amministrazione, dove la collaborazione tra Comune e associazionismo sta iniziando a produrre dei risultati.

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