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Il cortile della Biblioteca Civica

Il cortile della Biblioteca Civica

Biblioteca Civica, Leggere tra le ruspe: "Devono decidere i cittadini"

Il comitato di utenti torna sulla questione del progetto di project financing con critiche all'amministrazione: "Sono allo sbando, Aiello mostra una concezione feudale della cosa pubblica"

Leggere tra le ruspe, il comitato di cittadini ed utenti della Biblioteca Civica che da più di un anno si oppone alle decisioni dell'Amministrazione Comunale in merito al progetto di riqualificazione dell'area -con l'idea iniziale di realizzare una struttura ricettiva turistica- torna a farsi sentire, proprio nei giorni in cui la giunta Vignali, ora azzerata, vive il suo momento più difficile. Dopo la cartolina aperta al sindaco di inizio agosto sullo stato degli interventi e la scarsa manutenzione del cortile ora gli utenti della Biblioteca, sempre più indignati, si rivolgono a una giunta "allo sbando, che non ha più la credibilità per decidere".
 

IL DOCUMENTO DI LEGGERE TRA LE RUSPE
“Rabbia e imbarazzo suscita la lettura delle recenti dichiarazioni dell’assessore Aiello in merito alla vicenda dell’Ospedale Vecchio. Dovendo rendere conto di trattative sotterranee, sulle quali non si può sbilanciare e che dovrebbero risollevare in extremis le sorti del project financing, si rifugia nel nonsenso e risponde piccato alle critiche. Mostrando una concezione feudale della cosa pubblica, Aiello dice: “alle questioni che riguardano il comune, ci pensa il Comune”. La Giunta in carica, degna erede della precedente, ha affrontato il recupero di questo importante monumento nel modo che da sempre la contraddistingue (vedi piazza Ghiaia, riqualificazione dell’Oltretorrente, stazione ferroviaria, ecc.): ha imposto una progettazione aperta a speculazioni assurde (un albergo al posto della biblioteca), mescolata a sparate di sapore (fan)faraonico per imbonire la cittadinanza (“Avremo la biblioteca più bella d’Italia”).

Le svolte e le retromarce continue a cui abbiamo assistito indicano chiaramente, e non solo in questo caso, la mancanza di una seria visione dei beni comuni e un accanimento quasi ideologico nel concedere (svendere) spazi pubblici a imprese private. I risultati? Per lasciare il campo libero (ma per fare cosa?) all’impresa Pizzarotti, vincitrice del project financing, nei mesi scorsi gli Archivi sono stati sgomberati in tutta fretta e il servizio non è stato ancora ripristinato.
Le Biblioteche pubbliche, presenti da trent’anni nell’Ospedale Vecchio, sono state lasciate (intenzionalmente) in un degradante stato di semi-abbandono, senza manutenzione, con i finanziamenti tagliati e i servizi ridotti, in attesa della creazione di una Cittadella della Carta, che appunto sulla carta è rimasta.

E un vero progetto ancora non c’è. Il destino dell’Ospedale Vecchio deve essere deciso dalla cittadinanza. È tempo che le trattative escano dai sotterranei e che si decida attraverso un partecipato processo democratico il destino di uno spazio che appartiene a tutti. Certo, si potrebbe rispondere che tale procedura sarebbe laboriosa, lenta. Invece il project financing è stato breve? È stato presentato come uno strumento efficace per arrivare in tempi rapidi a un recupero dell’Ospedale Vecchio…nove anni fa!

Il sindaco e i suoi assessori hanno più volte dichiarato che il mondo è cambiato, che la loro azione politica si è dovuta misurare con un contesto che non permette più le libertà spenderecce di una volta. Allora, che cosa ci fanno ancora lì? È assurdo che il destino di una parte così importante del quartiere Oltretorrente e dell’intera città sia frutto delle decisioni terminali di una giunta allo sbando, che non ha più né la credibilità, né la legittimità per decidere. Hanno dimostrato di non avere le competenze necessarie: chiusi e arroganti di fronte a qualsiasi critica e proposta alternativa, sono stati volenterosi e maldestri esecutori delle direttive dei potentati locali. I risultati li abbiamo davanti. Che siano i cittadini a scegliere il destino di un luogo che appartiene loro da più di cinque secoli”.

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