Carcere, notifica al boss Lago per un omicidio del 1994

Notifica di un'ordinanza di custodia cautelare al boss di 62 anni, già in carcere a Parma dove sta scontando l'ergastolo. Alfonso Volpe, piccolo contrabbandiere di sigarette, fu assassinato a 30 anni

C'era anche lo scambio di killer tra i favori che negli anni Novanta si facevano il clan dei Casalesi e il clan Lago, attivo nel quartiere napoletano di Pianura: emerge dall'inchiesta della Dda di Napoli che ha portato ieri alla notifica di un'ordinanza di custodia cautelare al boss Pietro Lago, di 62 anni, già in carcere a Parma dove sta scontando l'ergastolo, con le accuse di omicidio e detenzione illegale di armi. La vicenda è quella dell'omicidio di Alfonso Volpe, un piccolo contrabbandiere di sigarette assassinato a 30 anni nel 1994.

Diciannove anni dopo il delitto, grazie a due collaboratori di giustizia, sono stati individuati movente e responsabili. A sparare fu Enrico Verde, ex capozona dei Lago e oggi pentito; mandanti furono Pietro Lago e il cognato Carlo Tommaselli, che è irreperibile da quando si è sottratto alla notifica della sorveglianza speciale. Il giovane fu assassinato mentre era in auto con quattro colpi di pistola calibro 7.65 sparati da distanza ravvicinata.

Successivamente la pistola e la vettura con la quale il killer era arrivato furono consegnati a un complice. Uccidendo Alfonso Volpe, i vertici del clan (che hanno accumulato un tesoro prima con le lottizzazioni abusive e l'imposizione del cemento ai cantieri, poi con le estorsioni e lo spaccio di droga) volevano indurre Giovanni Volpe, zio della vittima e loro fiancheggiatore, a scovare Giuseppe Contino, capoclan avversario con il quale in quel periodo i Lago avevano ingaggiato una sanguinosa lotta per il controllo dei traffici illeciti a Pianura, per eliminarlo. Il piano tuttavia non riuscì.

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Lo stesso Contino, oggi a sua volta collaboratore di giustizia, ha confermato la circostanza. La guerra tra i due schieramenti si protrasse per ben cinque anni, dal 1993 al 1998, facendo numerose vittime. I vertici del clan Lago, hanno accertato gli inquirenti indagando sull'omicidio, avevano conosciuto in carcere il boss dei casalesi Francesco Bidognetti, soprannominato "Cicciotto 'e Mezanotte". L'amicizia si era presto trasformata in alleanza tra i due gruppi criminali, nel cui ambito avveniva lo scambio di killer. In questo modo, a commettere omicidi nei territori controllati dalle due cosche erano persone sconosciute in zona, circostanza che rendeva più complicate le indagini da parte delle forze dell'ordine.

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