Carcere, il Garante visita via Burla. I detenuti chiedono la garanzia del diritto allo studio

Gli ergastolani hanno posto a Desi Bruno alcuni temi, dalla difficoltà di convivenza con i detenuti con patologie gravi alla richiesta di scontare la pena in una cella singola

Effettuare colloqui con i detenuti firmatari di lettere collettive indirizzate al suo ufficio: a questo scopo, Desi Bruno - Garante regionale delle persone private della libertà personale - ha visitato gli Istituti Penitenziari di Parma. A fronte di una capienza regolamentare di 385 ed una “tollerata” di 652, alla data del 24 giugno erano presenti 643 detenuti, di cui 420 condannati in via definitiva, 58 in regime di 41bis, 85 in “alta sicurezza”; 191 gli stranieri. 18 i detenuti ammessi a lavorare all’esterno. Il personale di Polizia penitenziaria è di 382 unità effettivamente in servizio, a fronte di 406 assegnazioni, su una pianta organica di 479 dipendenti.

Fra le questioni sottoposte alla Garante, è risultata di particolare rilievo quella del diritto allo studio, rappresentata da appartenenti al circuito differenziato dell’alta sorveglianza, alcuni dei quali ergastolani cosiddetti “ostativi”, per i quali è previsto davvero un “fine pena mai”, non avendo alcuna prospettiva di accesso alle misure alternative. Costoro hanno posto l’attenzione sulla centralità degli studi universitari nell’ambito del loro percorso di rieducazione e/o responsabilizzazione, e come strumento di riscatto personale; alcuni sono già iscritti a corsi universitari, altri hanno intenzione di farlo appena conseguita la licenza superiore.

Le condizioni in cui cercano di studiare sono difficili: non esiste ovviamente la possibilità di frequentare i corsi, e sono assai rari i contatti con i professori; quando sono disponibili degli appositi spazi all’interno degli Istituti, lo sono per limitate fasce orarie; la solitudine nel percorso di studio è solo in parte ridotta grazie all’aiuto che i volontari prestano durante la preparazione degli esami; infine, i detenuti subiscono forti limitazioni nella possibilità di utilizzare la strumentazione che è nella normale disponibilità di qualsiasi studente in stato di libertà (dal computer, anche senza collegamento ad internet, alla stampante, alla calcolatrice scientifica, la cui autorizzazione all’utilizzo è vagliata caso per caso dalla Direzione del carcere.

Altro tema posto da una segnalazione collettiva di ergastolani condannati in via definitiva (inviata anche ad altre istituzioni), è quello della difficoltà della convivenza con molte persone portatrici di patologie anche gravi, presenti non solo come ricoverati al Centro diagnostico terapeutico (Cdt), ma in tutto l’Istituto; questa convivenza forzata provoca un peggioramento delle condizioni di vita complessive, con profili di inidoneità delle sezioni comuni a far fronte alle esigenze delle persone malate. L’esistenza del Cdt ha forza attrattiva di molte persone malate, che non hanno però collocazione nel centro ospedaliero.

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Dagli ergastolani è poi venuta la richiesta di scontare la reclusione in cella singola. La giurisprudenza sul punto è controversa. E anche le prassi dell’Amministrazione penitenziaria non sono uniformi: in alcuni casi i detenuti provengono da istituti, come Spoleto e Carinola, in cui veniva assicurata la cella singola, mentre a Parma, per le condizioni di sovraffollamento, ciò non è possibile. L’auspicio della Garante è che nell’ambito della riorganizzazione dei circuiti penitenziari regionali, alcune sedi penitenziarie possano caratterizzarsi con la previsione di spazi appositamente dedicati a queste persone, al fine di consentire condizioni di vita più dignitose.

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