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Caso Cipriani, Pagliari: "La privazione della libertà è indegna per un paese civile"

"Se la condanna viene applicata nei confronti di un direttore reo del mancato controllo sull'articolo scritto da altri e addirittura in primo grado - come nel caso dell'ex direttore responsabile dei quotidiani E-Polis, Antonio Cipriani"

“Il carcere per i giornalisti giudicati colpevoli di diffamazione - si legge in una nota di Giorgio Pagliari, presidente della Commissione contenziosa del Senato e membro della Prima Commissione permanente Affari costituzionali, Affari della Presidenza del Consiglio e dell’Interno, Ordinamento generale dello Stato e della Pubblica amministrazione- è una pena spropositata rispetto al reato in sé e ad altri ben più gravi reati che non portano mai o quasi mai i colpevoli in galera. Se poi la condanna viene applicata nei confronti di un direttore reo del mancato controllo sull’articolo scritto da altri e addirittura in primo grado - come nel caso dell’ex direttore responsabile dei quotidiani E-Polis, Antonio Cipriani -  la privazione della libertà diventa indegna di un paese civile. Tanto più nel momento in cui è in discussione in Parlamento, dal 2013, con già due approvazioni al Senato e ora in dirittura d’arrivo alla Camera, un disegno di legge di riforma della diffamazione a mezzo stampa dove è evidente e comune la volontà del legislatore di cancellare la pena detentiva.  

La pubblicazione sui media di articoli e notizie diffamatorie che colpiscono l’onorabilità e la dignità delle persone, va prevenuta attraverso il rigoroso rispetto della deontologia professionale dei giornalisti e delle carte nazionali e internazionali che regolano i diritti dell’uomo, senza mai comprimere la libertà di stampa che rimane uno dei cardini delle moderne democrazie. Dopo di che, la diffamazione, una volta provata, va punita con norme e pene adeguate ai cambiamenti avvenuti nel mondo dell’editoria e nel sistema dei media. In questo contesto, ad esempio, va sicuramente rivalutato il reato di “omesso controllo” da parte dei direttori responsabili dei giornali. 

Allo stesso modo vanno introdotti dei correttivi alla normativa vigente per evitare che, nel caso di fallimento degli editori o delle società editoriali, il peso delle controversie penali e civili venga scaricato sui giornalisti, come è accaduto sia nel caso dell’ex direttore di E-Polis con la condanna al carcere, sia in quello dei giornalisti de l’Unità chiamati a rispondere in solido delle condanne civili per diffamazione”.

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