Droga, i Carabinieri sgominano banda italo-albanese: 10 arresti. Scovata una raffineria allo Spip

Operai insospettabili, incensurati, dallo stile di vita apparentemente regolare e senza eccessi che potessero attirare attenzione. Le dieci persone finite in manette per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti erano riuscite a eludere la giustizia per anni

La raffineria allo Spip

Operai insospettabili, incensurati, dallo stile di vita apparentemente regolare e senza eccessi che potessero attirare attenzione. Le dieci persone finite in manette per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti erano riuscite a eludere la giustizia per anni, mettendo in piedi una complessa rete di spaccio che aveva diramazioni anche in altre regioni d'Italia. Due i canali messi in piedi, uno di produzione della droga dall'ingrosso allo spaccio al dettaglio nel mercato di Parma e Reggio Emilia, l'altro con figure professionali autonome che si occupavano dello spaccio di grosse partite di eroina anche in altre regioni, nei mercati di Firenze, Rimini, Asti e Trani. Un'organizzazione in grado di pensare a ogni dettaglio, dalla scelta di vetture per il trasporto di droga che poi venivano periodicamente cambiate e bruciate, alla presenza di figure di fiducia tra cui un poliziotto albanese, in grado di eludere i controlli e di passare inosservati. Il Nucleo investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Parma coordinato dal capitano Mura, ha impiegato un anno di indagini per riuscire a sgominare la banda di italo albanesi che era riuscita a dare vita a un giro d'affari di milioni di euro.

Le indagini hanno inizio nel settembre 2013 quando a finire in manette è P.M., 34enne tarantino domiciliato a Colorno. Sospettato da tempo dai Carabinieri, nel corso di un controllo stradale è stato sorpreso con 100 kg di sostanza da taglio, paracetamolo mischiato a caffeina che all'apparenza sembrava eroina. Dopo essere stato scarcerato, P.M. non è mai stato perso di vista dagli investigatori, che sin da subito hanno ipotizzato la presenza di un gruppo organizzato per lo spaccio di droga. Dai pedinamenti e dai controlli sulle frequentazioni di P.M. è stata ben presto individuata quella che sarebbe poi risultata essere la mente della banda, B.A., 33enne albanese domiciliato a Brescello. I sospetti degli investigatori riguardano l'importazione di ingenti quantitativi di eroina da altri paesi europei coordinati da una banda di almeno 10 persone, che si occupava del taglio in un vero e proprio laboratorio dove poi venivano confezionati i panetti per essere poi spacciati nel mercato parmigiano e reggiano. Parallelamente alcuni componenti del gruppo si occupavano della consegna di ingenti quantitativi di eroina anche in altre regioni, una fitta rete particolarmente redditizia che per funzionare non doveva dare nell'occhio. Per questo ogni componente, oltre a ricoprire ruoli specifici, era particolarmente attento al proprio stile di vita, evitando l'acquisto di beni di lusso con comportamenti insospettabili.

VIDEO; I CARABINIERI SCOVANO LA RAFFINERIA

Dopo l'arresto e la scarcerazione di P.M., la mente del gruppo B.A. ha cercato in modo cauto e attento di trovare una nuova base logistica senza attirare sospetti. Quello che poi sarebbe diventato un vero e proprio laboratorio di produzione della droga scoperto dai Carabinieri nella notte tra il 30 e il 31 marzo 2014 è un casolare fatiscente in zona Spip, di proprietà di C.D., parmigiano 43enne residente a Colorno. Una vera e propria raffineria munita di presse, materiale per il confezionamento, dove i Carabinieri hanno rinvenuto 13 kg di eroina, 3kg di cocaina, 100 gr di sostanze da taglio e 13 mila euro in contanti. Finiscono in manette quella notte 5 persone in flagranza di reato. Le indagini concluse a maggio 2014 hanno permesso di appurare che la banda italo albanese aveva creato una rete di spaccio in grado di approvvigionare in pochi mesi 60 kg di eroina purissima, che lavorata e tagliata con paracetamolo si sarebbe trasformata in 480 kg, eroina da strada che avrebbe fruttato oltre 20 milioni di euro sul mercato al dettaglio. Con la chiusura delle indagini a maggio 2014 sono finite in manette 10 persone, ma si sospetta che gli appartenenti fossero 15, 5 di loro secondo i Carabinieri potrebbero trovarsi in Albania. Un'organizzazione ben avviata in cui alcuni di loro, secondo quanto emerso dalle indagini, erano attivi nel mercato parmigiano dal 2009. Ognuno aveva il suo ruolo preciso: la mente era B.A., T.D., albanese 29enne e H.G., 30enne albanese, erano i chimici che si occupavano della lavorazione dell'eroina; C.D., parmigiano 43enne, era il proprietario del casolare; P.M., tarantino 34enne, B.A., e K.V., albanese 24enne, coordinavano l'arrivo delle presse, V.T., cutrese 37enne era un acquirente che a sua volta si occupava dello spaccio in zona. Una pista sulla quale gli investigatori intendono fare luce riguarda l'approvvigionamento di grossi quantitativi di paracetamolo, i sospetti riguardano contatti con paesi europei che avrebbero favorito il traffico illecito.

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