I bar non ci stanno: "Riapriamo, ma con quali regole? Dallo Stato solo promesse"

La storia di Ilaria (nome di fantasia): "Serve una distanza di due metri l'uno dall'altro, con clienti dimezzati chi ci aiuta?"

E’ tardissimo. Dobbiamo prepararci, è venerdì e se dobbiamo aprire lunedì – seguendo le loro regole – dobbiamo fare un grande sforzo”. Ilaria (nome di fantasia) ci aspetta nel piazzale che anticipa l’ingresso all’interno del suo locale. “Per fortuna abbiamo questo spazio, ci consente di mettere qualche tavolo in più”. Inutile parlare ormai di fatturato, quello che è perso è perso e – purtroppo – non tornerà, non subito almeno, “nonostante le promesse di liquidità e aiuti da parte dello Stato. Aspettiamo per adesso, al momento è importante e fondamentale tornare a lavorare, in un modo o nell’altro. Ci stiamo organizzando come da regole impostate. In questi giorni approfitteremo dei pochi clienti per proseguire con le pulizie,  eseguiremo la sanificazione del locale, inevitabilmente sarà ridotto il numero dei clienti perché adesso le normative per garantire i distanziamenti sociali impongono un ingresso a scaglione e un minor numero di affluenza. Però almeno si ritorna a lavorare. Abbiamo distanziato due metri un tavolo dall’altro, niente plexiglass, quando entreranno due clienti avranno l’obbligo di mantenere un metro di distanza. Il personale avrà mascherine e guanti, garantiremo la sanificazione di tavoli e sedie nell’intervallo tra un cliente e l’altro. Queste sono le regole, noi le rispettiamo ma adesso bisogna che lo Stato si faccia garante di un’assistenza concreta. Molti locali, più piccoli di questo, non apriranno in queste condizioni. Che senso ha? Si fanno le regole senza poi sapere come si lavora in un posto”.

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