Crisi, in 10 mesi chiuse 600 imprese. Saldo negativo di 200 unità

I dati dell'Osservatorio di Confesercenti. Negli ultimi 10 mesi si sono registrate tra Parma e provincia 682 cessazioni di attività, di cui 213 riguardano il commercio al dettaglio

A Parma da gennaio a ottobre più di 600 cessazioni con saldo negativo di circa 200 unità e riguardano in particolare commercio al dettaglio e turismo. C’è invece un segnale positivo: tra settembre ed ottobre con la riapertura di nuove imprese. Non sono rincuoranti gli ultimi dati dell'Osservatorio di Confesercenti: in Italia si registra ancora un forte blocco economico si registrano oltre 60mila chiusure, per un saldo negativo di poco superiore alle 22mila unità. Anche i numeri che riguardano Parma e provincia seguono il trend negativo italiano, con qualche eccezione per quanto riguarda il commercio di automobili, carni, articoli da regalo e per fumatori. Nel nostro territorio da gennaio a ottobre 2013 si sono annoverate oltre  600 cessazioni di attività con un saldo negativo di circa 200 unità. 

Sono in negativo quasi tutti i settori ma, in particolare, continua il tracollo del commercio al dettaglio e del turismo. Negli ultimi 10 mesi si sono registrate tra Parma e provincia 682 cessazioni di attività, di cui 213 riguardano il commercio al dettaglio, 150 le imprese di alloggio e somministrazione, 63 ristoranti, 74 bar, 59 esercizi di vendita abbigliamento e calzature e 42 venditori ambulanti, più contenute invece le chiusure di altre attività. Per quanto riguarda le nuove aperture, sono aumentate da settembre a oggi e nel complesso per l'anno 2013 si sono annoverate 435 nuove attività. Il saldo rimane comunque negativo tra attività cessate e nuove imprese aperte. 

Nella nostra città i segnali positivi, seppure modesti, riguardano le imprese del commercio al dettaglio di automobili (+2), di carni (+5) e di articoli da regalo e per fumatori (+4).  “L’emorragia di imprese – commenta Corrado Testa di Presidente Confesercenti Parma – non si ferma, anche se si evidenzia qualche piccolo segnale di speranza. Commercio e turismo sono schiacciati dalla crisi dei consumi interni che è il segno distintivo di questa recessione italiana e che - insieme a una deregulation degli orari e dei giorni di apertura delle attività commerciali che non ha eguali in Europa, e che favorisce solo le grandi strutture - sta continuando a distruggere il nostro capitale di piccoli imprenditori. La crisi sta portando a un rapido rinnovamento generazionale: il 40% delle nuove imprese di Commercio e Turismo è giovanile. E’ la dimostrazione della voglia di non arrendersi dei nostri ragazzi che, di fronte a un tasso di disoccupazione dei giovani che macina record su record, scelgono la via dell’auto-impiego. Adesso cerchiamo di tenerli sul mercato, in primo luogo evitando batoste fiscali, a livello nazionale o locale: gli imprenditori sono “taglieggiati” in questo periodo dalla Tares che nella maggior parte dei comuni italiani, è l’ultima “caporetto” dei negozi di vicinato, soprattutto per le attività di somministrazione come Bar, Ristoranti e alimentari in genere.

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