Centro per i profughi inagibile dopo l'incendio. La rivolta del paese: "Non c'è spazio per la violenza"

Il giorno dopo l'attentato all'ex latteria sociale Badia di San Michele Cavana, nel Comune di Lesignano dè Bagni gli abitanti sono sconvolti: la struttura è inagibile e il progetto di accoglienza verrà rimandato

Il giorno dopo l'incendio che ha devastato l'ex latteria sociale Badia di San Michele Cavana rendendola inagibile in paese non si parla d'altro. A Lesignano dè Bagni e nelle frazioni tutte le persone che abbiamo incontrato condannano il gesto violento e razzista che ha sconvolto la quotidianità dei residenti. Tra una settimana l'ex latteria sociale avrebbe dovuto ospitare otto richiedenti asilo, all'interno di un progetto gestito dal Comune di Lesignano e dal Ciac Onlus: ora, con la struttura inagibile, i tempi si allungheranno notevolmente, così come i costi per gli interventi che andranno fatti alla struttura.

"Lesignano rifiuta la violenza"

"Guardi, una cosa del genere qui non è mai successa - ci racconta una donna residente in una delle frazioni limitrofe - a Lesignano gente così non ce n'è. E' stato sicuramente qualcuno venuto da fuori, qualche 'professionista' di questo tipo di azioni. Noi rifutiamo questa immagine che si sta dando del nostro Comune". La gente, amareggiata e spaventata, non ha accolto bene l'atto e lo condanna pienamente: "Qui non c'è posto per la violenza di nessun tipo: certo qualcuno aveva chiesto spiegazioni al sindaco ma il tipo di gestione che è stata portata avanti da Cavatorta è ottimale, poichè gli altri richiedenti sono ospitati in famiglie" ci ricorda un giovane all'interno di un bar di Lesignano. Qui, sulle colline a pochi chilometri dal paese e a pochi metri dal monastero Badia Cavana, un luogo affascinante e storicamente votato all'accoglienza, i residenti, pur preoccupati dell'arrivo dei giovani, non hanno mai protestato in maniera violenta contro la futura presenza dei migranti. "Il sindaco ci ha spiegato tutto e noi ci siamo tranquillizzati, non vogliamo che la nostra cittadina passi, nelle cronache dei giornali, come razzista" ci spiega un uomo di mezza età, appena di ritorno dai campi. 

L'edificio è inagibile: si cercano gli attentatori

All'interno dell'ex caseificio, di proprietà di una cooperativa sociale che l'ha concessa in gestione alla Prefettura per il progetto, che sarebbe stato gestito dal Ciac, diverse stanze sono quasi completamente distrutte: i segni dell'incendio doloso si possono vedere anche dall'esterno: bruciature su quattro finestre e ai lati delle stesse. Dentro gli spazi sono stati devastati dalle fiamme. La strutttura è attualmente inagibile e l'arrivo dei richiedenti asilo non avverrà, almeno per ora. L'edificio ha bisogno di lavori di ristrutturazione che avranno un costo elevato. I Carabinieri stanno lavorando per cercare di ricostruire la dinamica esatta dell'episodio: quante persone sono entrate all'interno della struttura e quale ingresso hanno utilizzato, qual'è stato l'innesco dell'incendio e come sono fuggiti: per ora gli autori dell'attentato sono sconosciuti. 

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