Mafie a Parma. Tra appalti e prostituzione: “E' un bancomat”

Il rapporto del laboratorio di giornalismo antimafia dipinge Parma come sede di diverse organizzazioni criminali. Il curatore del progetto: "La prostituzione? Appaltata alla mafia ucraina". Il pentito Cortese: "Non c'è bisogno di fare estorsione"

Sangue, appalti e prostituzione. Le mafie a Parma pare siano più radicate di quello che non appaia. Presentato nei giorni scorsi a Bologna, il secondo dossier sulle mafie in Emilia Romagna, elaborato dal laboratorio di giornalismo antimafia della facoltà di Giurisprudenza di Bologna, attraverso stralci di interrogatori e dati raccolti sul campo mostra i meccanismi consolidati del marketing della criminalità organizzata in tutta la regione. Anche a Parma.

CORTESE SU PARMA: "UN BANCOMAT". Lapidarie le parole su Parma pronunciate durante un interrogatorio dal collaboratore di giustizia Salvatore Cortese boss della cosca Grande Aracri riportate nel rapporto: “Qua è un bancomat perché non c'è bisogno di fargli estorsione. Basta che mi presento io e il minimo quando uno va là sono 10.000, 15.000 euro alla volta”. “L'imprenditore, naturalmente, ha il suo tornaconto”, viene spiegato nel rapporto 2012, “nessun problema con la 'ndrangheta, ma anche la possibilità di recuperare quanto versato tramite un giro di false fatture e di frodi sull'Iva. Un meccanismo sofisticato che mette in luce l'abilità dei boss nel muoversi con scioltezza nel mondo economico-finanziario”.
 
Quando il boss Dragone uscì dal carcere di Reggio Emilia - ricorda Gaetano Alessi curatore del laboratorio – si trovò davanti ad una schiera di imprenditori modenesi e reggiani, ma soprattutto parmigiani che gli offrirono migliaia di euro. In Emilia Romagna si parte dal traffico degli stupefacenti in riviera, poi si ripulisce il denaro con gli appalti e si chiude il ciclo a San Marino. Ci sono 15 mafie nazionali ed internazionali che convivono in Regione senza farsi guerra”.

PROSTITUZIONE E MAFIA UCRAINA. “La prostituzione a Parma è uno dei settori che è stato subappaltato dalla ‘ndrangheta alla mafia Ucraina – continua Alessi – lo abbiamo confermato con il nostro ultimo studio in cui si registra infatti in città un aumento esponenziale delle donne provenienti dall’Est”. “A Parma si consumano i fatti di sangue” chiosa Alessi. Un esempio? Medesano 2010. Omicidio Guarino. Nel primo dossier del laboratorio pubblicato nel 2011 si legge: “Raffaele Guarino, boss originario di Somma Vesuviana e residente a Medesano viene ammazzato durante la notte nel suo appartamento con colpi d’arma da fuoco sparati in pieno volto. Nessuno dei vicini dice di aver sentito nulla. È il secondo omicidio di camorra nello stesso condominio nell’arco di pochi anni: nel 2003 venne trovato “incaprettato” nel bagagliaio di una macchina Salvatore Illuminato, marito della vicina di casa e parente di Guarino, Nunzia Visconti”.

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“La politica in tutto ciò è assente” tuona Alessi. A dichiararlo anche la Lega Nord che attraverso una nota diffusa dall’onorevole Rainieri che denuncia in Emilia: “l’incredibile rallentamento su questo tema operato dal Governo Monti. La volontà del Governo di contrastare il fenomeno, sembra essere messa in secondo piano. Oggi parliamo di una mafia diversa. Non più quella criminale violenta, ma quella che lavora realizzando vere e proprie holding imprenditoriali. E così, basandosi su veri e propri sodalizi criminali, alcuni sono stati in grado di aggiudicarsi, stabilmente, gli appalti ed acquisire le concessioni”.

 

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