Mazzoni, oggi tavolo in Provincia, Leone: "Tutelare i lavoratori"

Un incontro istituzionale in Provincia alla presenza dei vertici dell'azienda Mazzoni Salotti e della rappresentanza sindacale per un accordo a tutela dei lavoratori che attendono l'esito con un presidio

I lavoratori di Mazzoni Salotti davanti alla Provincia

Un giorno importante quello per i 30 lavoratori della Mazzoni Salotti quello di oggi. In campo l'apertura di un tavolo di crisi in Provincia per mediare con i vertici dell'azienda alla presenza della rappresentanza sindacale e trovare soluzioni alternative alla paventata chiusura della sede, dopo sessant'anni di attività nel settore dell'arredamento con vendite in tutta Italia e all'estero. Dopo la chiusura dell'incontro all'Unione Parmense degli Industriali con un nulla di fatto, per la ferma posizione dei vertici dell'azienda di cessare l'attività, un incontro istituzionale in Provincia stamane. I lavoratori, preoccupati per le sorti occupazionali dopo la notizia di chiusura arrivata lo scorso 21 febbraio, si sono riuniti in presidio in Piazzale della Pace in attesa dell'esito dell'incontro, nel quale si discuterà soprattutto delle misure per la loro tutela.

"Riteniamo che la decisione dell'azienda di cessare l'attività non tenga conto di tanti lavoratori che rischiano di rimanere senza salario e occupazione - sottolinea Antonino Leone, Fillea Cgil-. Riteniamo che gli strumenti come gli ammortizzatori sociali sarebbero potuti essere utilizzati in maniera più ampia di quanto fatto, dato che si è sempre lavorato anche se con un calo. Avevamo la possibilità di andare avanti e resistere utilizzando gli ammortizzatori. La scelta che l'azienda compie è drastica, i lavoratori dall'oggi al domani si sono visti arrivare la comunicazione della fine della loro attività lavorativa.
I lavoratori di Mazzoni Salotti stamattina davanti alla Provincia. foto: Alice Pisu


VIDEO: PRESIDIO DAVANTI ALLA PROVINCIA

Sicuramente è un'azienda che soffre da tempo, perchè il settore del legno arredamento sta subendo l'impatto della crisi forse ancor più del settore dell'edilizia, le difficoltà oggettive ci sono, ma la decisione dipende dal coraggio, dal credere nell'azienda, sentirla propria e cercare di resistere per andare avanti, ci sono imprenditori che rimangono agganciati alla propria azienda tutta la vita perchè ci credono, altri che probabilmente sono più attenti a questoni economiche e per rischiare ulteriori perdite decidono di rinunciare, senza sapere che questo limitare i danni porta con se conseguenze sociali terribili per i lavoratori".

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Grande preoccupazione espressa dai lavoratori, che cercano di far fronte a un momento difficile affidandosi alla mediazione sindacale. Una ricaduta sociale forte perchè si tratta di persone che lavorano da molti anni in azienda, tra chi ha acceso un mutuo, chi ha superato i 50 anni e teme di non poter trovare una nuova occupazione o chi è impiegato insieme al coniuge nella stessa sede. La richiesta del sindacato è quella di attivare contratti di solidarietà, ritenendola una soluzione utile per entrambe le parti nell'ottica di un abbattimento dei costi per l'azienda e di un mantenimento in vita dell'attività produttiva. Davanti alla richiesta dell'azienda di un concordato liquidatorio, lo scenario che si profila per i lavoratori è quello della cassa integrazione straordinaria.

La speranza, come sottolineato anche da Domenico D'Antonio, Cisl, è quella di fare in modo che l'azienda cambi idea per evitare di "lasciare per strada decine di famiglie di lavoratori che hanno dato il massimo per far si che l'azienda continui a operare in un periodo difficile. In alternativa cercheremo di portare a casa almeno gli ammortizzatori sociali che questi lavoratori meritano perchè secondo noi è lo strumento che può dare spiragli all'azienda e permettere ai lavoratori di avere un contributo economico davanti a un perido critico come quello che stanno vivendo dal 21 febbraio scorso".

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