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Davanti al Comune per sostenere la movida: ma sono solo in venti

Dopo le mille firme raccolte nella petizione contro la chiusura alle 22,30, al sit-in si presenta un sparuto gruppetto. A debita distanza i gestori dei locali che sottolineano come l'iniziativa non parta da loro

Una timida rappresentanza di appena una ventina di ragazzi. Nessuno striscione, nessun volantino da distribuire. Unica forma di protesta lo stare seduti per terra davanti all'ingresso del Comune. Questa la manifestazione annunciata dal popolo della movida, nata da una libera aggregazione. In mille in una sera firmare a una petizione, ma in appena una ventina in piazza. Le motivazioni una protesta facile, secondo uno dei ragazzi, "in molti pensano che sia una beffa, non credono che sarà davvero così, che lo faranno veramente".

Un punto di incontro per non giungere a quelle da loro definite decisioni drastiche. "Io sinceramente devo dire grazie a questa via, perchè mi ha dato modo di conoscere tante persone. Speriamo che ci sia un incontro, come unico modo per  risolvere  le divergenze. Noi capiamo i problemi per i residenti, è comprensibile il disagio. D'altra parte, però, la soluzione che viene proposta è decisamente estrema. Perchè porre come orario limite di chiusura le 22,30 equivale alla morte dello svago serale per i giovani in centro. Vorrebbe dire che se prima potevo uscire di casa a piedi per andare a prendere una birra in centro, ora dovrò prendere la macchina e andar fuori, anche perchè quello che per loro dovrebbe essere l'orario di chiusura, per noi è generalmente l'ora in cui s esce di casa. Poi se bevo e mi ubriaco divento un pericolo perchè sono uscito in macchina, e come me ce ne sono tanti! ".

Tra le motivazioni del "popolo" della movida una garanzia di maggiore sicurezza per vie frequentate come via Farini, rispetto a quartieri che invece attestano cattive frequentazioni, come la stazione. Ragioni che hanno convinto poco il comitato che si è costituito in rappresentanza dei residenti. Si tratterebbe, secondo quanto affermato da Giovanni Passerini, Comitato Civico Farini, di un illecito penale per il disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, di un illecito civile  per la lesione del diritto al sonno e alla salute, e di un illecito amministrativo per la  violazione del piano di zonizzazione acustica.

Quali allora le alternative attuabili secondo la sparuta rappresentanza di piazza? Non la movida ma i singoli il punto di partenza per giungere a un compromesso pacifico, affermano. "Dovrebbero essere i gestori dei locali a sensibilizzare i clienti a cercare di non essere troppo rumorosi, poi sta ad ognuno di noi".

Decentrare la movida senza disertare anche altri quartieri potrebbe essere una soluzione attuabile, ma che convince poco i manifestanti. Significativa per inquadrare meglio la situazione la voce di uno dei giovani presenti: "sono un fuori sede, vivo qui a Parma da quattro anni. Sono qui non tanto per la movida in sè, che in realtà neppure tanto mi piace. Ma perchè secondo me a Parma c'è una forte ostilità verso gli studenti. Ce l'hanno con noi se disturbiamo, però si dimenticano che la città vive anche grazie a noi, tra gli affitti e tutto il resto. Non facciamo certo lavorare solo i bar. Mi sembra giusto prendersi sia gli onori che gli oneri, ci devono anche fornire dei servizi, non solo noi a loro! Anche perchè la sera non ci sono molte alternative, se non hai la macchina e non sei di qui. Gli autobus non ci sono, il Prontobus non è davvero affidabile, e cosa dovremmo fare?".

A scrutare a debita distanza la situazione della piazza alcuni gestori dei locali di via Farini. Uno di loro, che non ha voluto rendere pubbliche le proprie dichiarazioni con il proprio nome, si è limitato a ribadire che si tratta di una iniziativa che non parte dagli esercenti, anche se in qualche modo evidentemente appoggiata. "Non è un disagio, è il cuore della città. Chi ci vive se vuole tranquillità deve andare da un'altra parte. Non si può pretendere che il centro di una città sia un dormitorio. Se davvero passerà l'ordinanza, noi chiudiamo.Non abbiamo altra scelta. Anche perchè la gente alle 22,30 certo non se ne va a dormire, se noi chiudiamo presto, vanno da un'altra parte. E per noi vuol dire morire economicamente. Che vadano gli assessori a fare la movida, la lasciamo a loro".

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