Oltretorrente, i cittadini si riprendono via della Salute: "Lo spaccio? E' stato solo arginato"

Intervista a Massimo Manghi, presidente dell'Associazione “46+1” che fa riferimento al numero delle case presenti nella storica via

Una notte di fine estate per riprendersi il quartiere. Se ci metti in mezzo anche una cena, alla vecchia maniera, ritorni indietro di qualche tempo e via della Salute, nel cuore dell’Oltretorrente, torna a vivere come una volta. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione “46+1” che fa riferimento al numero delle case presenti in via della Salute che sono 46 e che risalgono ai tempi della sua realizzazione, avviata nel 1855. “Più una che è stata costruita nel secondo dopoguerra – come spiega Massimo Manghi, presidente della stessa associazione -. E’ stata ripercorsa la storia di una strada, via della Salute, ricca di riferimenti all'evoluzione della città negli ultimi 150 anni. La comunità ha sentito la necessità di riscoprire i rapporti legati alla socialità ritrovandosi, per una sera, per trascorrere un momento assieme”. 

Manghi, perché in via della Salute?

“Una strada che ha caratteristiche peculiari,  via della Salute è nata da un progetto urbanistico illuminato e molto avanzato per l'epoca e abbiamo deciso e noi che abitiamo in zona abbiamo deciso di riconoscerci come comunità, riallacciando in una forma nuova e aggiornata ai tempi una rete di relazioni tra gli abitanti. Con questa cena, che vuole essere un momento celebrativo di questo riconoscimento, non un momento esclusivo, noi manifestiamo uno spirito di appartenenza alla strada e alla tradizione verace”.

Sono stati risolti i problemi legati allo spaccio?

“Non sono stati risolti, o almeno non del tutto. Diciamo che sono stati arginati: una volta perveniva in maniera massiccia lo spaccio, adesso diciamo che non ci sono più manifestazioni aggressive e sfacciate come prima. Il problema della droga non sarà mai risolto. Noi avevamo bisogno che si ritornasse a vivere in maniera civile tra gli abitanti. Adesso siamo ritornati a vivere in maniera abbastanza naturale, almeno nella nostra parte di quartiere”.

Si può dire che vi siete ripresi la zona?

“Abbiamo sempre manifestato un disagio civile, senza avversione nei confronti di persone che arrivano da noi come gli ultimi della terra. Ma davanti alla sfida dell'immigrazione, piena di rischi, insidie e opportunità abbiamo bisogno di stabilire il giusto modo di relazionarci tra di noi e con gli altri”.

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