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Morte di moglie e figlia: riesame per l'imputato bercetese arrestato

Sono state rese note le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha rinviato per un nuovo esame al Tribunale di Brescia l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per l'uomo accusato di aver inscenato l'omicidio-suicidio

Sono state rese note le motivazioni con cui la Corte di Cassazione il 19 luglio scorso ha rinviato per un nuovo esame al Tribunale di Brescia l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il dottor M. L. originario di Berceto, arrestato il 14 ottobre del 2011 con l'accusa di aver provocato la morte della ex compagna C.O. i e della loro figlia trovate senza vita, la mattina del 21 luglio 2011, simulando poi un caso di omicidio-suicidio.

Una decisione che viene considerata un fattore molto importante dai legali dell'oculista, Cesare Gualazzini e Marco Giusto, secondo i quali la Cassazione metterebbe in discussione 'il cosiddetto quadro indiziario di base sul quale si regge l'accusa e che fino ad ora era stato presentato come univocò. L'imputato potrebbe quindi essere scarcerato in attesa del processo a Cremona in Corte d'Assise fissato per il 19 ottobre. A metà luglio l'oculista era stato rinviato a giudizio, dopo cinque ore e mezza di udienza preliminare dal Gip del tribunale di Crema (Cremona), Antonia Gradi. 

La moglie di 44 anni, e la figlia di 2 anni erano state trovate morte a Crema il 21 luglio del 2011 nella casa della donna. In un primo momento si era pensata al drammatico caso di una madre depressa che si toglie la vita insieme alla figlioletta, lasciandosi morire con il gas di alcune bombole da campeggio dopo aver ingerito dei farmaci. Ad ottobre la svolta nelle indagini. L'indagato era stato arrestato per aver inscenato l'omicidio-suicidio.


Nelle motivazioni con cui la Corte di Cassazione chiede al Tribunale di rivedere l'ordinanza di custodia cautelare i giudici analizzano le ipotesi dell'accusa e della difesa, in particolare per quanto riguarda le tracce biologiche e le impronte trovate. Il Tribunale di Brescia,che aveva respinto l'appello di Iori contro la detenzione, avrebbe dovuto motivare 'sulla compatibilita' tra la ricostruzione della dinamica e l'assenza di tracce biologiche dello Iori sugli oggetti repertati". Quindi tutto ciò comporterebbe una rivalutazione 'della ritenuta gravita' del quadro indiziario e delle esigenze cautelarì.

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