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Palestre, turismo e partite Iva: le altre vittime del Covid

Posti di lavoro persi tra rabbia e dramma: "Questa crisi dai numeri spaventosi sembra ormai una normalità"

Ci sono le partite Iva e i ristoratori. Ci sono gli operatori del turismo, i trainer e i gestori di palestre, piscine e centri sportivi. E poi i cinema, i musei. Praticamente a un anno dall'inizio della pandemia, il Covid che ha lasciato lungo la sua strada morte, tragedie e azzeramento della vita sociale, ha devastato un numero mostruoso di vite anche per un altro motivo: la crisi economica, che sta divorando migliaia di persone anche a Parma.

Chi lavora nei settori della ristorazione, delle palestre e del benessere, della cultura e del turismo sta subendo dall’emergenza Covid le penalizzazioni più forti. Non è un caso quindi che in queste categorie il disagio, la rabbia, il pessimismo, molto spesso la disperazione, siano più diffusi. Si sta assistendo al crollo di interi pezzi della nostra economia che mandano improvvisamente in fumo sogni, speranze e progetti di vita.

Facendo un rapido giro per la città, l'amarezza, la rabbia e la disperazione di chi sta facendo i salti mortali per rimanere a galla è evidente. La crisi di governo non aiuta. "Chissà se e quando riceveremo quei pochi euro che ci permettono almeno di mangiare", spiega Giuseppe, partita Iva aperta 10 anni fa e a un passo dal fallimento. Tra i settori più colpiti, palestre e turismo: in un anno, milioni e milioni di euro andati in fumo. Tanta gente in cassa integrazione e tantissimi posti di lavoro persi nel nome di lockdown e chiusure.

"No, non ci crediamo più. Loro, i nostri politici, litigano in Parlamento e noi moriamo di fame. Questa crisi ha numeri spaventosi, ma sa qual è la cosa più assurda? Questo stato delle cose va avanti da così tanto tempo che sembra ormai la normalità, ci si è assuefatti al disastro economico", spiegano due parmigiani che nelle sabbie mobili della crisi ci sono finiti da mesi.

Certo, il virus morde ancora forte, ma la crisi economica non è da meno. "Chiediamo di riaprire i nostri locali a cena", spiegano un paio di ristoratori. "Altrimenti è la morte". Anche i gestori di palestre e piscine rincarano la dose: "Da un anno fermi, siamo al tappeto, non ce la facciamo più, in molti non riapriranno". Sono loro le altre vittime del Covid.

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