Politiche scolastiche: 2 esperti birmani a Parma per studiare il modello pubblico

Stamattina si è tenuto un incontro in Provincia tra Thein Lwin e Ko Ta, due esperti di politiche scolastiche ed educative dello staff di Aung San Suu Kyi che proporranno un documento di riforma al Parlamento birmano

Studiare il modello della scuola italiana, e in particolare delle scuole professionali e tecniche, in modo da poter prendere spunti per modificare il sistema scolastico birmano. È questo l’obiettivo dell’incontro che si è tenuto questa mattina in Provincia tra Thein Lwin e Ko Ta, due esperti di politiche scolastiche ed educative dello staff di Aung San Suu Kyi, l’assessore provinciale alle Politiche scolastiche Giuseppe Romanini, i rappresentanti dell’Ufficio scolastico provinciale e di alcuni istituti scolastici del territorio.

Nel corso del confronto, organizzato a seguito della recente visita a Parma della leader birmana e premio nobel, i due rappresentanti birmani hanno illustrato le proposte di riforma contenute in un documento da presentare al Parlamento del Myanmar per cambiare il loro sistema scolastico, migliorare la qualità dell’istruzione e la vita delle persone. Il ministro dell’istruzione birmano ha infatti dichiarato nel marzo 2012 che avrebbe continuato ad attuare il Progetto di educazione di 30 anni (2001-2030), istituito dal regime militare, che, secondo i redattori del documento, non si adatta alla nuova situazione di democrazia emergente. Per questo lo scorso giugno si è tenuto il Congresso, a cui sono intervenute oltre 1.200 persone provenienti da 14 province e regioni, da cui è emerso il documento che si basa su tre concetti: uguaglianza, dignità e libertà di studio.

“Il nostro modello di scuola pubblica aperta a tutti è particolarmente interessante per i  birmani  e questa mattina ci siamo focalizzati sulla scuola professionale che per loro riveste grande importanza – ha detto l’assessore provinciale Giuseppe Romanini, aprendo l’incontro -. Il modello che vogliono proporre mira infatti, oltre a garantire universalità dei diritti e libertà d’insegnamento, anche a dare maggiore dignità alla scuola professionale rispetto agli altri indirizzi: un problema che in realtà abbiamo anche noi e che cercheremo di affrontare insieme. Per la Birmania avere una grande presenza di università e non avere una scuola professionale che funzioni è considerato un danno per la possibilità di progresso dell’economia”.

I rappresentanti birmani sono stati accompagnati in Provincia dalla senatrice Albertina Soliani e da Giuseppe Malpeli, presidente dell’Associazione amicizia Italia-Birmania. All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, Rossana Mordacci dell’Ufficio scolastico territoriale, i dirigenti scolastici Luciana Donelli dell’Istituto Bodoni, Gabriella Orlandi dell’Itc Melloni, Giorgio Piva dell’Ispia Levi, Aluisi Tosolini del liceo Bertolucci; e la vicepreside dell’istituto agrario Bocchialini Patrizia Lottici.

Il documento da proporre al Parlamento birmano

Sono 14 i principi generali su cui si basa la riforma: l’istruzione è rivolta a tutti; bambini e giovani devono avere uguale possibilità di accedere allo studio; gli insegnanti devono percepire un compenso adeguato al ruolo sociale; tutti gli studenti hanno gli stessi diritti, indipendentemente da luogo di nascita, religione, sesso e status sociale; lo Stato deve provvedere ai più bisognosi; tutti i cittadini birmani possono studiare finché lo desiderano. E ancora, ogni titolo di studio deve avere stessa dignità e riconoscimento, così come l’istruzione professionale e universitaria devono avere uguale dignità; le regioni hanno autonomia didattica e devono ricevere finanziamenti dallo Stato; i docenti hanno libertà di insegnamento e di sperimentare nuove metodologie e devono quindi avere materiale didattico tradizionale, innovativo e tecnologico; la scelta di corso di studio della scuola è libera; questi principi devono riguardare tutti i gruppi etnici e l’educazione non deve subire il plagio di gruppi religiosi e politici.

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Le riforme contenute nel programma interessano ogni ordine e grado di istituti scolastici: dalla scuola dell’infanzia alla scuola elementare e media inferiore (che dovrebbe durare complessivamente 9 anni); dalla media superiore (della durata di 3 anni, comprende due indirizzi: quella propedeutica all’Università e quella a indirizzo professionale) alla superiore universitaria; dall’educazione extra scolastica alla scuola e università privata; dalla scuola convitto tenuta dai monaci buddisti a quelle tenute da altri enti religiosi, a quelle gestite da organizzazioni non governative. Nel testo viene inoltre approfondito il ruolo che deve avere l’insegnante, come educare i portatori di abilità differenti e i profughi rientrati, come insegnare le lingue etniche.

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