Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Parma verso la riconferma in zona gialla

Oggi il report dell'Istituto superiore di Sanità: ecco tutte le novità

foto: Rossella Zanichelli

Parma e l'Emilia-Romagna viaggiano verso la conferma in zona gialla per la seconda settimana di seguito, con dati che confermano una curva dell'epidemia in lieve ma costante calo negli ultimi giorni, specie sui ricoveri. Le persone in terapia intensiva per Covid-19 ora sono 188, sei in meno nelle ultime 24 ore e 76 in meno negli altri reparti (2.046). L'incremento giornaliero di contagi è in linea con quello degli ultimi giorni, 1.192 su 25.882 tamponi e si registrano altri 58 decessi. 

Oggi, venerdì 5 febbraio, infatti, verrà reso noto il report dell'Istituto superiore di Sanità e del ministero della Salute sull'emergenza coronavirus nelle regioni italiane sarà la base per le decisioni della Cabina di Regia Benessere Italia sulla zona rossa, arancione e gialla e dell'ordinanza, oppure che sulla "liberazione" senza rinnovi delle restrizioni maggiori, del ministero della Salute.

Il governo Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza sono orientati a non prendere decisioni che riguardano restrizioni della libertà dei cittadini visto che l'esecutivo è dimissionario. Alla data di scadenza mancano dieci giorni e per il 15 febbraio potrebbe essersi già insediato il nuovo governo Draghi. Per rinnovarlo dovrebbe essere seguito lo stesso iter legislativo del 14 gennaio scorso. E quindi sarebbe in teoria necessario un decreto legge (che deve essere approvato dal consiglio dei ministri), seguito da un Dpcm.

Sarà quindi il governo Draghi e non quello di Conte a stabilire il percorso da stabilire e se questo non dovesse essersi ancora insediato per quella data il provvedimento decadrà automaticamente. Se nel nuovo governo dovessero essere confermati il ministro della Salute Roberto Speranza e il responsabile degli Affari Regionali Francesco Boccia è probabile che una decisione venga presa e che la restrizione venga mantenuta, come aveva consigliato nelle scorse settimane il Comitato Tecnico Scientifico. Con la possibile scadenza dal 15 febbraio si potrà tornare a circolare liberamente tra regioni, senza l'autocertificazione per ragioni di lavoro necessità e salute o per far ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione. 

L’Istituto superiore di Sanità ha chiesto al Cts — che si riunirà oggi — di «validare» la chiusura di due aree in Umbria e Abruzzo dove si stanno riscontrando rispettivamente diversi casi di infezione da variante brasiliana e inglese. Intanto, ieri sera la Provincia autonoma di Bolzano ha reso noto che l’Alto Adige già da lunedì tornerà in lockdown per tre settimane con chiusura dei negozi, Dad e divieto di spostamento tra comuni.

Secondo Il Messaggero invece l'Umbria potrebbe diventare zona rossa anche se i numeri per ora non indicano la necessità di un cambio d'area: (Rt a 1,14, occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica sopra la soglia critica e un rischio complessivo alto per 3 o più settimane). E questo proprio a causa della diffusione della variante brasiliana. Anche l'Abruzzo è in bilico per lo stesso motivo. Il Messaggero pronostica oggi l'individuazione di due zone rosse ma non su base regionale: una in provincia di Perugia, l’altra ai confini delle province di Chieti e Pescara. C’è il timore che ciò che si sta vedendo in Abruzzo e in Umbria sia solo l’anticipazione di ciò che sta arrivando nel resto d’Italia. Intanto, l’Alto Adige dà lunedì va in lockdwon, perché c’è un incremento dei contagi.Cosa farà il governo Draghi con il nuovo Dpcm, gli spostamenti tra regioni e le zone rosse, arancioni e gialle

E i dati aggiornati nelle regioni? Ieri il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha fornito i dati dell'ultimo report da cui risulta che l'Rt medio è sceso dallo 0,89 allo 0,82 mentre l'occupazione delle terapie intensive è passata dal 26 al 24% e quella delle terapie ordinarie dal 40 al 37%.

Le strade che portano al governo Draghi e la possibilità di un Conte-Ter mascherato (con il rischio che salti tutto)
Sono invece 760, in forte aumento rispetto ai 551 di ieri e raddoppiati rispetto ai 373 rilevati lunedì, i nuovi casi di coronavirus in Toscana dove oggi si contano anche 22 decessi. Il tasso di positività sale al 4,6% contro il 3,13 di ieri. In calo invece i ricoveri: sono 754 (-18), di cui 112 in terapia intensiva (+3). "Indubbiamente è un campanello d'allarme, perché 760 contagi rispetto ai 550 di ieri lo sono, è quello che vediamo: noi siamo stati quattro settimane in zona gialla, e sicuramente la maggiore mobilità poi crea più opportunità di contagio", il commento del governatore Eugenio Giani che osserva: "Siamo stati quattro settimane in zona gialla: può darsi che rimaniamo anche la prossima perché i dati che vengono dati sono dati statistici dei giorni precedenti, però effettivamente negli ultimi giorni abbiamo riscontrato non un aumento straordinario, ma indubbiamente un aumento dei contagi c'è, quindi è evidente che dobbiamo frenarlo attraverso i nostri comportamenti individuali". 

In Veneto "abbiamo una curva dell'infezione atipica, che sta crollando. Ma spero che i veneti non la prendano come un 'liberi tutti'", ha detto ieri il presidente regionale Luca Zaia. "L'indice Rt stimato - ha proseguito Zaia - è 0,65, e l'incidenza su 100 mila abitanti che abbiamo calcolato è 113; dieci giorni fa era 400. L'Europa sta crescendo, e in tutto questo contesto anche l'Italia è un'isola felice. Il che non vuol dire che è finita. Nelle altre regioni ci sono alti e bassi, e alcune crescono. Ogni giorno abbiamo 500 decessi. Ci piacerebbe che qualcuno desse una lettura di questo andamento straordinario della curva, di certo ci abbiamo messo impegno in un contact tracing forte, nei tamponi e negli isolamenti. Qui è arrivata una mutazione che qualche segno ha lasciato: abbiamo avuto terapie intensive sui livelli di marzo, ma il doppio di pazienti in ospedale, non ce lo aspettavamo", ha concluso. 

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