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Piazzale della Macina: ancora danneggiato il monumento a "mat Sicuri"

I vandali hanno rimosso diverse parti della statua dedicata allo storico clochard. I commenti dei parmigiani tra ricordi e amarezza per lo stato di abbandono in cui versa l'opera nel cuore del centro storico

Il suo sorriso placido illumina ancora il centro storico, a distanza di oltre vent'anni dalla sua morte. Era un clochard, si chiamava Enzo Sicuri, tutti lo chiamavano mat Sicuri. Faceva parte, secondo quanto affermato da chi lo ricorda, di quella cerchia di personaggi un po' bizzarri noti in tutta la città. Una scelta di vita la sua, contro le imposizioni e sopra le righe.

Dormiva dove capitava, non chiedeva la carità, non si sentiva e non voleva essere visto come un fenomeno da baraccone ma come una persona che, consapevolmente, aveva scelto di trascorrere i suoi anni come sentiva di fare: alla giornata, dignitosamente. Era entrato nelle simpatie della gente, facendosi voler bene al punto da essere ancor oggi ricordato con una statua in bronzo, che lo raffigura sorridente, poggiato alla sua bicicletta, in Piazzale della Macina, a pochi metri da Piazza Garibaldi. Nella vita si può fare a meno di tutto, meno che dell'aria per respirare, si legge nella sua dedica. Originale rispetto ad altri monumenti, non tanto per caratteristiche artistiche, ma proprio per il soggetto in sè, non un eroe morto in battaglia o un personaggio illustre, ma un senzatetto dalla semplicità e voglia di vivere disarmanti. Non su un piedistallo, ma in una posa informale, a fianco della sua inseparabile bicicletta. Parlando con chi l'ha conosciuto emergono simpatici aneddoti ancora oggi ricordati da chi ci passa davanti.

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"Ero una bambina ma me lo ricordo che ogni tanto dormiva nelle scale del mio palazzo di via Carducci, afferma sorridendo una signora, "Non distrurbava nessuno, se ne stava li tranquillo, non chiedeva mai un pio. Spesso gli portavano da mangiare. Se ne andava in giro con un cappello di giornali e le buste di plastica al posto delle scarpe! Da piccola avevo un po' paura di lui, però tutti lo conoscevano: era gentile, intelligente, e come dire, l'era pu sjòr lu che la génta ch'la gira adésa".

E' lo scultore Maurizio Zaccardi a dedicargli l'opera nel 2004. Appariva naturale che fosse nel cuore del centro storico, proprio tra quei borghetti in cui viveva. Paventata dall'Amministrazione la possibilità di rimuoverlo, per collocarlo nel cimitero della Villetta, il suo omaggio è poi rimasto nella piazza. L'ipotesi aveva suscitato un vespaio, che aveva portato anche alla nascita della pagina Facebook, con gran numero di fans, a difesa del mantenimento della stessa collocazione.

Da tempo, vandali hanno rimosso parti della statua: un freno, il fanale, la dinamo, il sellino. Ancora oggi, la statua è monca di questi pezzi e c'è anche chi ci ha attaccato gomme da masticare. "Un peccato", il commento di chi nota i danni. Necessario un intervento di sistemazione, ma insufficiente se diventa un'utopia il rispetto per quella che non è solo un'opera d'arte ma un ricordo affettuoso di uno dei simboli della Parma di una volta.

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