Festival Verdi, la rivolta del musicisti esclusi: "Questa è arte dell'inganno"

I lavoratori dell'Orchestra del Teatro Regio, esclusa dal Festival di ottobre a favore dell'Orchestra Toscanini, non ci stanno. Annunciano una battaglia legale e accusano: "Debiti per 542 mila euro, 50 licenziamenti senza giusta causa, operazione ignobile"

L'Orchestra del Teatro Regio di Parma, esclusa dal Festival Verdi 2012 a favore dell'orchestra Toscanini, non ci sta e stila un documento molto duro contro la scelta dell'amministrazione comunale grillina.

I musicisti dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma, a conclusione dell’assemblea tenutasi il 31 luglio 2012, sottoscrivono all’unanimità il seguente comunicato

Quello che si è consumato nella conferenza stampa di presentazione del Festival Verdi 2012, da parte del sindaco di Parma Pizzarotti, è il macabro rituale del sacrificio di una realtà musicale, l’Orchestra del Teatro Regio, che per 12 anni ha svolto la sua attività al servizio della cultura della città con risultati riconosciuti a livello internazionale e comprovati da un curriculum che ognuno può verificare. La nostra estromissione ci è stata comunicata un’ora prima della ufficializzazione. Neppure la sigaretta dei condannati! Nel più perfetto stile politichese il nuovo sindaco riformatore nei contatti precedenti ci aveva assicurato che l’eccellenza della nostra professionalità era una ricchezza che la città non si poteva permettere di perdere.

Forse questa operazione gli è stata suggerita dalla consapevolezza di essere in debito, come nuovo presidente della Fondazione Teatro Regio, di circa 542 mila euro per le prestazioni da noi sostenute nel 2012. L’arte dell’inganno e della mancanza di sincerità albergano anche nell’animo di chi si professa paladino della trasparenza. Con una noncuranza che rivela una sostanziale mancanza di rispetto per le persone, i loro diritti e le loro esigenze e necessità, ha scelto di disfarsi di una compagine orchestrale a cui è stata rinnovata la convenzione il 31 gennaio 2012, all’unanimità dal CDA presieduto dal Commissario Ministeriale Ciclosi. Le motivazioni del rinnovo sono state le seguenti: “Valutate le prestazioni artistiche dell’Orchestra e la qualità sempre crescente e riconosciuta del lavoro svolto dalla nostra compagine orchestrale in questi anni…”

Il sindaco le ha preferito il servizio dell’orchestra Toscanini, regionale, stabile e, a detta del suo responsabile, economicamente risanata. Insomma in un colpo solo ha tolto al teatro il proprio brand, ha dato il lavoro a chi già ce l’ha e pure sicuro, e ha licenziato senza giusta causa 50 professionisti con famiglie a carico. Ciò è tanto vero visto che la Toscanini nello stesso periodo del Festival è impegnata a Modena con il Don Carlo. Che la nostra esistenza fosse mal digerita non è scoperta recente. L’esultanza della rappresentante sindacale CGIL, Silvia Avanzini, alla notizia del nostro allontanamento, ne è la prova provata, assieme alla dichiarazione delirante su un numero inventato di nostri collaboratori che, previa iscrizione, potrebbero essere impiegati come aggiunti in Toscanini: con che soldi saranno pagati? Virtuali? Ce li mette il sindacato? Alla faccia dell’operazione a costo zero.

Un sindacato che si presta ad una operazione tanto ignobile sulla pelle dei lavoratori che, nella prospettiva della disoccupazione, sono costretti a subire il ricatto di iscriversi per poter ambire a qualche presenza saltuaria in Toscanini, quando sarà costretta a raddoppiarsi per impegni concomitanti, ci fa rabbrividire. Fra le tante banalità che ci hanno accompagnato in questi anni, la più curiosa è quella di alcuni esponenti del PD, fortunatamente pochi, che in preda a furore ideologico d’altri tempi, hanno imputato alla nostra orchestra la grave colpa di essere nata sotto un’amministrazione di un altro colore. Sarebbe come dire al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di liquidare l’orchestra del Maggio in quanto nata nel ‘28 in pieno ventennio fascista. Vorremmo sapere se davanti a questo atto dittatoriale avranno l’onestà di dissociarsi.

Nei dodici anni della nostra attività nessun posto di lavoro è stato perso dall’Orchestra Toscanini che, prima ATER, poi OSER è nata regionale e stabile. Ora il contrario significa la perdita di 50 posti di lavoro; ma qui entriamo nel campo della sensibilità e un’orchestra non è un partito politico, né un sindacato, né una banca (la più esposta col comune), la cui Fondazione si vanta di ispirarsi a principi di etica pubblica, né i valenti interpreti che dopo aver goduto della nostra collaborazione artistica, siedono in silenzio alla mensa sacrificale. Ciò che è maggiormente incomprensibile è però la scelta fatta dal primo cittadino che dovrebbe rappresentarci tutti e in special modo quelli che non godono di privilegi e sicurezze. Il Festival si fa, sì, ma con i soldi che non ci sono stati corrisposti. Cornuti e mazziati.

Con un sovvertimento della logica di cui dovrebbe essere preoccupata l’intera cittadinanza, ci hanno buttato in strada adducendo la scusa che con i soldi risparmiati ci avrebbero pagato il pregresso piano piano: intanto morite, poi provvederemo alle spese del funerale!
Nessuno ci ha interpellato sui costi. Questo è lo stato dei fatti, incontrovertibili, perciò pensiamo che sia giusto renderli noti a tutti quelli che non possono rimanere inerti davanti all’ingiustizia e che hanno ancora la forza di indignarsi davanti alla perdita di posti di lavoro senza giustificazione. Costa meno la Toscanini? E’ tutto da vedere. Ora che ci si costringe a cercare giustizia attraverso la legge, ci aspettiamo di venir additati come quelli che remano contro e che dimostrano poco amore per la città. L’avessero loro, almeno in parte, quello che abbiamo dimostrato noi per anni, aspettando pazientemente i pagamenti abilmente ritardati. Qualcuno si aspetta un ravvedimento? Temiamo che la presunzione di essere i primi della classe non lo consenta.

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