Senzatetto, cena solidale all'agriturismo. Ottoni: "Vederli contenti mi ripaga di tutto"

Il ristoratore Massimo Ottoni ha offerto una serata ad una ventina di senzatetto nel suo agriturismo con i volontari di Pane e Vita. Storie di nuove povertà: dalla donna rumena che ha perso il lavoro di badante all'ex imprenditore italiano sul lastrico

Molto più che un pasto caldo quello offerto da Massimo Ottoni a un gruppo di senzatetto di Parma nel suo ristorante di Commessaggio. L'intento quello di regalare una serata diversa da quelle quotidianamente vissute da chi non ha più una casa o è costretto ad alloggiare nei dormitori. La compagnia è quella dei volontari dell'associazione Pane e vita, che da anni aiuta circa un centinaio di persone fornendo loro cibo, vestiti, coperte e un punto di ascolto informale e attento. La presenza dei volontari è diventata nel tempo un riferimento per un numero crescente di persone meno abbienti, soprattutto tra quanti provengono da altri paesi europei o extraeuropei e oltre alle difficoltà del vivere senza una casa hanno anche problemi linguistici e non sanno a chi rivolgersi per avere un aiuto.

Un rapporto di fiducia e in alcuni casi anche di affetto quello instaurato con alcuni di loro, nonostante le non poche difficoltà. Per questo il regalo di una cena in ristorante rappresenta molto di più di un pasto gratis. "E' la terza serata che ho deciso di dedicare a loro - racconta il proprietario dell'agriturismo Il Merendero -, ho visto realtà difficili anche di povertà estreme e vederli contenti di stare insieme a tutti noi mi ripaga di tutto".

LE STORIE. Una sala gremita di oltre venti persone, volti noti da tempo dai volontari dell'associazione, come le loro storie. Un ritratto della realtà della povertà a Parma i volti di uomini stranieri ma anche italiani e donne che hanno accettato l'invito e sono partiti con il camper dell'associazione sino a Commessaggio per una serata in compagnia e alleggerire per qualche ora il peso del quotidiano. C'è una donna romena che ha perso il suo lavoro da badante ed è costretta a convivere con i problemi di alcolismo del figlio appena maggiorenne, c'è chi è arrivato dalla Tunisia o dalla Romania nella convinzione di trovare lavoro e si ritrova, come racconta uno di loro, a sperare di avere un aiuto da qualcuno.

"Non sono venuto qui per farmi aiutare dagli altri ma per lavorare. Ora anche in Romania si sta spargendo la voce che qui non c'è più lavoro e ora l'unica speranza è andare in Germania, ma li le leggi sono diverse e non è facile". Ci sono anche alcuni italiani, come un siciliano sulla cinquantina che si ritrova in situazione di difficoltà dopo aver avuto una vita particolare e aver lavorato in diverse parti d'Italia. Come lui anche un altro italiano, nato nel milanese con un passato da imprenditore, si è ritrovato a perdere il lavoro per scelte sbagliate e problemi di salute di persone della sua famiglia. In comune le difficoltà quasi insormontabili per inserirsi nuovamente nel mondo del lavoro dopo aver superato i cinquant'anni, con una vita senza una casa e la prospettiva ancora lontana di una pensione.

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LABORATORIO SULLE NUOVE POVERTA'. Un momento prezioso per persone che hanno perso tutto ritrovarsi insieme in un clima di festa con i compagni di strada e con i volontari che da tempo sono diventati l'unico riferimento. Invitati a condividere in modo informale la serata anche esponenti della cultura parmigiana dall'università all'editoria, come il professore di Sociologia Alessandro Bosi, Sergio Manghi, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e l'editore Antonio Battei.

L'occasione è anche quella di vedere da vicino i rapporti instaurati tra i volontari e i meno abbienti, ulteriori spunti di riflessione nell'ottica del crescente sviluppo di nuove povertà da sviluppare nel corso del laboratorio sociologico sulla città e sui suoi cambiamenti ideato dal dipartimento Lettere Arti Storia e Società, con Battei Editore con il patrocinio dell'Istituzione Biblioteche Comune di Parma. Sul finire della serata tra ringraziamenti anche qualche inevitabile sfogo trasformato in rabbia, un omaggio di Antonio Battei con la lettura in dialetto di alcuni versi di un parmigiano come Pezzani come esempio delle svolte della vita per chi ha vissuto tra successi e fallimenti, toccando la fama e la ricchezza per poi finire tristemente senza più un soldo in tasca oppresso dai debiti a morire stroncato da un coma diabetico in attesa di un ultimo conforto.

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