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Vivere sotto ad un ponte: "Siamo come in un limbo ma questa è la nostra casa"

Giacomo ha 28 anni, senza un lavoro e senza soldi in tasca non ha alternative: la sua famiglia è a 800 chilometri di distanza, suo padre è invalido. Ecco la sua storia

Vivere sotto ad un ponte in dicembre, con le temperature che, nella giornata di ieri 10 dicembre, sono scese in picchiata. Vivere sotto ad un ponte a Parma, vicino alla stazione ferroviaria, perchè il lavoro non si trova, la casa nemmeno e le alternative scarseggiano. Anzi non ci sono proprio. Con la famiglia distante 800 chilometri e la scelta tra il dormire quì, sotto il ponte delle Nazioni, o nei vagoni della stazione ferroviaria fermi durante la notte. Un passato da operaio e un futuro ignoto, sempre più triste e precario. E' questa la realtà di un giovane ragazzo di meno di trent'anni che chiameremo Giacomo e che abbiamo incontrato proprio ai margini del ponte delle Nazioni, dove in bella vista sono mostrate le bandiere di tanti Stati. Sembra una situazione difficile da verificarsi ma in realtà non è così: se non hai una famiglia alle spalle e non ha soldi sul conto corrente, le alternative non ci sono. Zero soldi per prendere in affitto una stanza, zero aiuti.

"Fino a poco tempo ero ospitato da un mio amico che stava facendo l'Università qui a Parma. Poi, dopo che lui si è laureato, ho deciso di venire qui anche perchè non avevo alternative di nessun tipo. La mia famiglia è a 800 chilometri di distanza da qui e comunque non è in grado di aiutarmi: anche loro vivono solo grazie alla pensione di invalidità di mio padre e grazie all'aiuto del Comune. Ma io sono considerato con un singolo e per me gli aiuti non ci sono".

Dopo aver vissuto discretamente per cinque anni a Parma, con una stanza in affitto nella prima periferia Giacomo ora si ritrova solo. "Sono rimasto solo, soprattutto dopo aver perso il lavoro che svolgevo come operaio presso una ditta meccanica della provincia. Anche se lo stipendio era basso -ero con un'agenzia e il contratto mi veniva rinnovato mese dopo mese- riuscivo in qualche modo a vivere discretamente: l'affitto, le bollette e tutto il resto. Non sono riuscito a mettere soldi da parte per cui senza lo stipendio mensile non posso permettermi nulla di più di quel che ho quì: un telefono cellulare per chiamare la mia famiglia, qualche spicciolo in tasca per sopravvivere. Cerco di venire qui nel tardo pomeriggio per andare nel posto dove di solito dormo io, sperando di addormentarmi. In questi giorni fa molto freddo e non sappiamo come fare, come riscaldarci. Per noi questa è la nostra casa, anche se per molti è temporanea. Speriamo tutti di andarcene ma quasi nessuno ci crede davvero: siamo qui come in un limbo. Qualcuno avrebbe dovuto raggiungere altri Paesi ma non ce l'ha fatta, altri hanno deciso di rimanere quì in attesa di tempi migliori". 

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