Sindacalista licenziata per un errore nel certificato medico: perde il posto dopo 15 anni

Perde il lavoro dopo 15 anni per aver modificato la data apposta erroneamente dal medico nel certificato di malattia. La dipendente,, racconta la sua storia a ParmaToday

Sonia Trigiante e l'avvocato Bernardo Antonio Rognetta

Licenziata in tronco dopo 15 anni di lavoro per aver modificato la data di un certificato di malattia, posta erroneamente dal medico per una disattenzione. E' quanto accaduto a Sonia Trigiante, dipendente di una ditta che lavora nel settore delle macchine agricole. Una vicenda che ha dell'incredibile quella che riguarda Sonia Trigiante per gli esiti che il suo legale di Parma, l'avvocato Bernardo Antonio Rognetta, non esita a definire spropositati.

La vicenda ha inizio nel settembre 2013 quando la donna, per via della mole crescente di lavoro e dei ritmi particolarmente pesanti, ha sentito la necessità di riposarsi presentando un certificato di malattia. La dipendente ha sviluppato problemi di salute derivanti dalla tipologia delle mansioni svolte. Per queste ragioni si è recata dal proprio medico per un certificato di malattia. Da qui l'errore del dottore nell'indicare il 23 settembre anzichè il 24 come data di emissione del certificato. Una disattenzione non intenzionale, della quale la donna si è accorta solo in un secondo momento. Pensando di risolvere il problema, ha inviato il certificato modificando la data. L'azienda, accortasi della modifica, ha risposto emettendo una sospensione cautelare contestando un'alterazione fraudolenta. Per spiegare l'equivoco, la donna ha chiesto un'audizione con i rappresentanti dell'azienda.

A nulla sono valse non solo le spiegazioni della dipendente ma neanche l'attestazione con cui il medico si prende la responsabilità dell'errore nell'indicare la data. Per l'azienda le prove presentate non alleggeriscono la posizione della dipendente, ritenendo che quanto accaduto renda improseguibile il rapporto di lavoro. Licenziata per giusta causa, Sonia Trigiante ora si ritrova ad aver perso il posto di lavoro dopo 15 anni di servizio. La donna è impegnata da anni anche sul piano sindacale in veste di segretaria provinciale della Confederazione Unitaria di Base, ha organizzato scioperi contro la gravosità dei ritmi produttivi e in più occasioni ha preso posizione in difesa di un collega licenziato pochi mesi prima, nel giugno 2013. "Non solo ho agito in buona fede - racconta Trigiante a ParmaToday- ma non avrei avuto alcun vantaggio a modificare la data, visto che il 23 settembre ero a lavoro".

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"Riteniamo che la responsabilità del licenziamento sia illegittima per la sua sproporzionalità rispetto all'infrazione contestata - sottolinea il legale Bernardo Antonio Rognetta - . Abbiamo avvertito l'autorità giudiziaria per far accertare la legittimità del licenziamento. Chiediamo l'immediata reintegrazione della dipendente e il risarcimento danni a carico del datore di lavoro per il periodo intercorrente dal licenziamento al ritorno in azienda. Non vediamo in che modo questo atto possa incidere sul rapporto di lavoro. Contestiamo il licenziamento sia sul piano civile che penale, perchè è carente sia l'aspetto soggettivo che oggettivo, dato che la signora non aveva alcun interesse personale ad alterarare il certificato". Ora l'attesa è per il 7 febbraio prossimo, quando si terrà la prima udienza presso il Tribunale di Reggio Emilia.

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